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Polonia, il generale Boni: "Telefoni rossi in mano", cosa è successo davvero
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Il generale Maurizio Boni, già capo di stato maggiore del Nato Rapid Reaction Corp Italy, in una intervista a Il Giorno spiega gli scenari che si aprono dopo la caduta del missile russo in Polonia. "Gli analisti sono al lavoro sul campo per capire cosa è successo veramente prima di adottare decisioni di qualsiasi genere. In Polonia l'Alleanza è già presente con migliaia di uomini soprattutto americani e inglesi". L'articolo 5, infatti, prevede l'obbligo di soccorso degli alleati "ma non ci sono automatismi che lo rendono immediatamente operativo", chiarisce Boni. Quindi "una volta compreso ciò che è accaduto, il consiglio dei 30 membri dell'Alleanza si riunisce e può decidere di intervenire militarmente solo con l'unanimità dei propri membri". Ma questo scenario al momento non è concreto. "Sono certo che i telefoni rossi sono già al lavoro. I capi di Stato cercano intanto un chiarimento politico prima di fare mosse formali".
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Boni si dice convinto - con tutte le cautele del caso - che "un attacco russo deliberato sarebbe una scelta suicida. Penso più a un errore perché sappiamo bene che i missili russi hanno un sistema di guida abbastanza impreciso come si vede ogni giorno". E se si tratterà davvero di un errore "sarà gestito politicamente. Chi segue il conflitto, e vista la scelta di Mosca di bombardare a tappeto l'Ucraina, lo ha messo certamente in conto". In ogni caso, sottolinea il generale, "americani e inglesi sul posto possiedono tecnologia in grado di stabilire con precisione da dove sono arrivati. Kiev parla di attacco pianificato, ma i russi smentiscono".
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