Cosa sta accadendo davvero in Ucraina? Su Facebook e in tv, Toni Capuozzo se lo sta chiedendo da settimane. Anzi, da anni visti i pregressi in Crimea e nel Donbass, fin dal 2014. Il giornalista Mediaset, storico inviato di guerra e autore e conduttore della trasmissione Terra! su Canale 5, era stato tra i primi lo scorso 20 aprile a dire la notizia della morte di Valery Kuleshov, "un blogger molto noto a Kherson, Ucraina". L'uomo, spiegava Capuozzo su Facebook, "è stato ucciso, con un'esecuzione in stile squadroni della morte. Dall'inizio della guerra raccontava la vita quotidiana dei civili". Forse, è il sospetto, da un punto di vista che non piaceva a qualcuno a Kiev.
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Così dopo 48 ore di silenzio, Capuozzo torna sul caso. "Mi sono chiesto come mai l'informazione italiana, tranne una sola testata, non abbia neppure dato notizia dell'uccisione del blogger ucraino Valery Kuleshov. Ok, non era Assange. Ok, non era anglosassone. Ok, muoiono in tanti, innocenti. Forse non era neppure nella lista nera di Kiev, Myrovorets (Il costruttore di pace, andate a vederla....). Forse era un dettaglio stonato, nel coro. Forse non era una fake news, era solo una ghost news. Una notizia fantasma, che non fa notizia, non merita. Gli fosse successo a Mosca, dove queste cose succedono, come successe ad Anna Politkovskaja, sarebbe morto con meno discrezione. Qualcuno se ne sarebbe accorto".
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Capuozzo aveva diviso l'opinione pubblica e la politica qualche settimana fa per i dubbi sollevati sulla strage di Bucha: di matrice russa o ucraina? Il giornalista non metteva in forse l'eccidio, ovviamente, ma l'utilizzo di quei cadaveri da parte dell'esercito ucraino a scopi di propaganda mediatica rivolta all'Occidente.