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Ivan Kolpakov, "telefonate minatorie e droga in casa": così Putin fa fuori i giornalisti che non si piegano
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“Oggi fare il giornalista in Russia è impossibile”. Parola di Ivan Kolpakov, direttore del quotidiano online in inglese e in russo Meduza. Intervistato dal Corriere della Sera, il giornalista ha risposto da Riga, in Lituania, dove è al sicuro dalle persecuzioni di Vladimir Putin. Meduza è tra le ultime testate indipendenti ancora attive e avendo la base operativa a Riga è stata in grado di pubblicare l’intervista che Volodymyr Zelensky ha concesso a quattro giornalisti russi (tra cui appunto Kolpakov) e che è stata censurata da Mosca.
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“Le leggi sono sempre più severe - ha dichiarato Kolpakov - se usa la parola ‘guerra’ un giornalista rischia il carcere. Se sta attento e non ne infrange nessuna, ma resta indipendente, ci sono poi le pressioni fuori dalla legge. Telefonate continue di ‘avvertimento’. La polizia fa trovare droga a casa tua. Il nostro Ivan Golunov è il caso più celebre: lo hanno arrestato con questo schema. Lo fanno spesso. Altrettanto spesso gli investitori sono spinti a non comprare più pubblicità”.
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Per quanto riguarda la popolazione russa, Kolpakov è convinto che la maggior parte sia in una fase di negazione e scelga di credere alla propaganda: “È più comodo, più sicuro. E poi ci sono molte persone, e questo mi spezza il cuore e non lo capisco, che sono a favore della guerra. Ma credo comunque che i contrari siano tantissimi, anche se impauriti dalla repressione. Il 24 febbraio per Putin è stato l’inizio della fine, ma non c’è da festeggiare: sarà una fine lunga e sanguinosa, che costerà alla Russia e al mondo migliaia di vite. Sarà una carneficina”.
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Giustizia privata, né buoni né cattivi
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