Marco Travaglio, la prima pagina del Fatto quotidiano. "Comanda la Lega", la foto di Giorgetti che umilia Speranza

sabato 17 aprile 2021
Marco Travaglio, la prima pagina del Fatto quotidiano. "Comanda la Lega", la foto di Giorgetti che umilia Speranza
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Si arrende Roberto Speranza e si arrende anche Marco Travaglio. La prima pagina del Fatto quotidiano sulle riaperture decise a partire dal 26 aprile trasuda amarezza politica: "Salvini detta legge", è il titolo emblematico. E ancora, sfogliando il quotidiano, "comanda la Lega". Gli appelli preoccupati di Massimo Galli, "Rischio calcolato male, disastro" sembrano ormai rumori di sottofondo, perché il premier Mario Draghi è chiaro: prudenza e rispetto delle regole, ma ora non possono più decidere i virologi né tantomeno gli esperti del Cts.

Serviva una mossa politica per ridare fiato a un Paese schiantato da un anno e passa di lockdown, chiusure a singhiozzo e terrore da bollettino avallato dal ministro della Salute. Il governo Draghi non è più il Conte-bis, anche se resta l'approccio prudente all'epidemia. Semplicemente, perché dentro il governo ci sono Lega e Forza Italia, e le istanze del ceto produttivo, ristoratori, negoziani, partite Iva vengono finalmente rappresentate e ascoltate a Palazzo Chigi, a differenza di prima. E anche Travaglio e il Fatto, i più grandi difensori della linea-Conte anche a costo di cadere nel ridicolo, sembrano ora averne preso atto.

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Il fotomontaggio che troneggia in prima pagina sembra esemplificare questo trapasso storico: Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo leghista e numero due di Matteo Salvini, che atterra il ministro Speranza in un match di lotta greco-romana. E stando ai retroscena incrociati, sarebbe stato proprio Giorgetti durante la cabina di regia il più agguerrito nel piegare le resistenze del ministro, anche a muso duro e con argomenti molto ficcanti di fronte ai quali il premier Draghi (a cui il leghista è considerato molto vicino, da tempi non sospetti e ben prima dell'approdo a Palazzo Chigi) non avrebbe potuto non acconsentire alla svolta.

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