Toni Capuozzo contro Roberto Speranza: "Facile chiudere, lui appartiene alla cultura del posto fisso"

venerdì 16 aprile 2021
Toni Capuozzo contro Roberto Speranza: "Facile chiudere, lui appartiene alla cultura del posto fisso"
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Toni Capuozzo non usa mezzi termini quando si tratta di Roberto Speranza. Nel mirino del giornalista l'ennesimo balletto sulle riaperture. Il ministro della Salute, anche oggi che Mario Draghi ha annunciato parziali via libera dal 26 aprile, ha ribadito la necessità di prestare massima attenzione. Intransigente sul coprifuoco fino alle 22, su cui l'esponente di Leu ha detto chiaro e tondo: "Resta". Almeno per ora. Quando basta per scaldare gli animi. Quello di Capuozzo compreso che, in uno sfogo rilanciato dalla pagina Twitter ufficiale della Lega, tuona: "Speranza? Chiudere è molto semplice e non costa nulla. Ti dà un potere enorme. È come avere lo scettro del re. Mentre per aprire devi attuare un piano vaccinale veloce ed efficiente. Proprio quello che noi non abbiamo fatto".

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Parole pesanti sono quelle rilasciate per il Giornale. Qui Capuozzo ha travolto il ministro della Salute definendolo come uno che "la gazzetta dei concorsi ce l’ha scritta sulla fronte. Appartiene in pieno a quella cultura del posto fisso. Non sa forse che esistono anche i commercianti, i ristoratori, i lavoratori autonomi, quelli che creano molti posti di lavoro. E poi sa qual è il punto?”.

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Presto detto. Questa volta però il dito è puntato contro il governo Conte, perché "ha capito che il Covid poteva essere un’opportunità da un punto di vista politico e l’ha sfruttato per crescere nei consensi. Ma non è stato in grado di gestire la pandemia. Ha svuotato l’attività parlamentare con l'arma dei dpcm; ha dato la colpa dei contagi ai cittadini senza però preoccuparsi di migliorare i trasporti". Infine non è mancata la frecciata a chi, come Michela Murgia, ha criticato la divisa del genare Francesco Figliuolo, ora a capo della Protezione civile. "Se c’è una minaccia oggi in Italia, viene più dalla politica, da chi è in giacca e cravatta, non certo dai militari in uniforme". 

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