Milano, i magistrati decidono anche se e a che prezzo realizzare il nuovo stadio

Ancora una volta le toghe si sostituiscono alla politica e ritengono di dover decidere il futuro della prossima casa di Inter e Milan
di Lorenzo Mottolamartedì 25 marzo 2025
Milano, i magistrati decidono anche se e a che prezzo realizzare il nuovo stadio
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È un appuntamento fisso: ogni anno in occasione dei derby di Milano la Camera di commercio diffonde le stime del valore dell’indotto del partitone per la città. Tra hotel, ristoranti e varie, si parla di circa 16 milioni. Per una singola partita. Ora, calcolando che ormai tra campionato, coppe e coppine si gioca ogni tre giorni per tutto l’inverno, chiunque può farsi un’idea del perché per il Comune la questione del nuovo stadio abbia una certa importanza. E del perché non abbia senso che – tradizione italiana - sia la magistratura e non la politica ad avere l’ultima parola sulla questione. Un discorso che sicuramente vale anche per il prezzo fissato per i terreni.

Se qualcuno si fosse perso qualche passaggio, riassumiamo. La giunta Sala ha deciso di chiudere prima dell’estate la vendita di San Siro. Prima ancora che venisse pubblicato il bando – uscito ieri e ovviamente rivolto a Milan e Inter – la Procura ha “acceso un faro” per verificare che il prezzo stabilito sia equo. E a stabilirlo – su stimolo del sindaco – è stata l’agenzia dell’Entrate: 197 milioni di euro (124 per l’area e 72 per lo stadio). Si è parlato anche di uno sconto di 80 milioni sulle demolizioni, ma il primo cittadino ha smentito tutto. Fatto sta che secondo gli agguerritissimi contabili dei comitati di quartiere – questa volta capeggiati dall’ex vicesindaco di Paolo Pillitteri – è comunque troppo poco. I ricorrenti al solito parlano di “svendita” e annunciano che secondo loro Palazzo Marino dovrebbe fissare a 403 milioni di euro la base d’asta. Per di più, chiedono di far tintinnare le manette perché qualcuno si sarebbe permesso di effettuare carotaggi preliminari nella zona senza autorizzazione. Quindi va fermato tutto. E qui il sindaco Sala ha sbottato, da una parte in piena ragione. «Non so a chi meglio avremmo potuto farla fare la valutazione, dovevamo chiedere alla Nasa? Oggettivamente più dell’Agenzia delle Entrate non c’è nessuno titolato».

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Ma anche se così non fosse, come dicevamo, il nodo è un altro. Vendere a Milan e Inter quelle aree per costruire lo stadio in città è una legittima scelta politica, dettata due comprensibili necessità: divertirsi col calcio e farci anche affari. Incredibile quindi che anche questa volta per procedere tocchi presentarsi col cappello in mano in procura per dare spiegazioni. Il tutto su impulso di un comitato rappresentativo, forse, dei parenti di secondo grado degli aderenti. E ovviamente per la felicità dei Cinquestelle, che al solito alla vista di una toga si esaltano e scatenano il solito tsunami di vuota retorica: ieri la senatrice Elena Sironi in un comunicato condannava «gli appetiti speculativi» di Milan e Inter e si scagliava contro la colata di «cemento del nuovo stadio». Lo stadio serve, farlo in bambù sarebbe scomodo, quindi tocca sopportare un po’ di cemento. Va detto, che la procura ha aperto un fascicolo a modello 45, cioè per il momento senza indagati né ipotesi di reato. Il che di solito significa che neanche i magistrati credono fino in fondo alla fondatezza dell’indagine. Ma ovviamente l’esito è imprevedibile e la possibilità che tutto s’impantani è effettivamente altissima.

Si potrebbe quindi concludere che il sindaco stavolta ha ragione a infuriarsi e a manifestare un certo fastidio per l’azione dei pm, anche se un problema c’è ed è proprio quello di aver perso anni dietro ai suddetti comitati, arrivando decisamente tardi a prendere decisioni. Il risultato è che la sua mostruosa lentezza potrebbero far saltare l’intero progetto (a novembre cala la mannaia della sovrintendenza che vincolerà il secondo anello). «I milanesi mi chiedono di resistere e lo farò fino alla fine», dice il sindaco. Forse sarebbe il caso di allargare il sondaggio oltre le mura di casa.

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