Papa Francesco: abbiamo bisogno della carne di Gesù

di Antonio Soccisabato 5 aprile 2025
Papa Francesco: abbiamo bisogno della carne di Gesù
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«L’urgente compito dell’annuncio del Vangelo nel nostro tempo richiede dunque (...) l’impegno a che tutti possano incontrarsi con un Gesù Cristo fatto carne, fatto umano, fatto storia. Dobbiamo stare tutti attenti a non perdere mai di vista la “carne” di Gesù Cristo: quella carne fatta di passioni, emozioni, sentimenti, racconti concreti, mani che toccano e guariscono, sguardi che liberano e incoraggiano, di ospitalità, di perdono, di indignazione, di coraggio, di intrepidezza: in una parola, di amore.... Un’assidua frequentazione della letteratura può rendere i futuri sacerdoti e i futuri agenti pastorali ancora più sensibili alla piena umanità del Signore Gesù». 

È un passaggio di Papa Francesco nella Lettera sul ruolo della letteratura nella formazione. A quali libri in particolare si riferisce il Pontefice? Viene in mente la straordinaria opera di Maria Valtorta, L’Evangelo come mi è stato rivelato, dove il lettore si trova davvero immerso nella quotidianità di Gesù, vede il suo infinito potere sulla natura (perfino sulla morte), la sua immensa bontà, la sua padronanza dei pensieri e dei cuori di chiunque, la sua compassione, la sua profonda sapienza, la sua misericordia verso i peccatori, il suo coraggio di fronte al supplizio accettato per amore, il suo inaudito dichiararsi Dio.

Francesco spiega che il cristianesimo è il riaccadere di ciò che è descritto nel Vangelo dove tutti sono attratti da Gesù, vogliono vederlo, ascoltarlo, avere un suo sguardo di consolazione, una parola di luce, un abbraccio di perdono, mendicano da lui la guarigione: «Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che sanava tutti» (Lc 6, 19). L’incarnazione è questo: Dio si fa uomo per rimanere fisicamente fra noi (Gv 1,14), perché l’uomo ha bisogno di vedere, di stare con lui ed essere guarito, liberato. La sottolineatura della «carne di Gesù» ricorda Giorgio La Pira secondo cui «i veri materialisti siamo noi» proprio perché il cuore del cristianesimo è Dio che si fa carne, muore sulla croce e risorge.

«E questo Corpo glorioso risorto» aggiungeva La Pira «investe inevitabilmente l’intiera creazione materiale (noti: materiale!) e spirituale, politica e civile, del mondo. Questo corpo glorioso agisce appunto come lievito trasformatore, come causa attrattiva e trasformatrice, su tutta la realtà cosmica e storica». Non a caso i sacramenti - i pilastri della Chiesa, che rendono presente Gesù - sono tutti segni materiali attraverso la quale passa la Grazia. La Chiesa è in sé la presenza visibile di Gesù nella storia, con i suoi santi che fanno intravedere il volto di Cristo, verità fatta carne, il suo amore, soprattutto per i semplici, i miseri e i sofferenti. Anche la venerazione delle reliquie è religiosità legata alla materialità. E tutta l’arte cristiana che per secoli ha riempito le nostre chiese ha lo scopo di far vedere Dio fatto uomo. Giotto, Masaccio, Michelangelo, Caravaggio mostrano la sua storia, il suo volto, la sua presenza fra noi.

La parte più bella del magistero di Francesco è proprio il suo racconto commosso del Salvatore (si vedano i discorsi alle udienze del mercoledì). I media privilegiano i temi sociali, ma così non comprendono ciò che è essenziale per il Papa gesuita. È la stessa spiritualità di S. Ignazio di Loyola che, negli Esercizi spirituali, chiede questa immedesimazione con la vita di Gesù. Infatti il più bel documento di questo pontificato è Dilexit nos. Lettera enciclica sull’amore umano e divino del Cuore di Gesù Cristo.