Nonostante la perizia del consulente della Procura di Milano abbia inchiodato alle proprie responsabilità Farez Bouizidi, il tunisino alla guida del T-Max che scappava dai carabinieri e si è schiantato contro un semaforo causando la morte dell’amico Ramy lo scorso novembre nel capoluogo lombardo, la famiglia di quest’ultimo non ci sta. Secondo la contro-perizia del loro avvocato, l’urto c’è stato «poco prima dell’intersezione, quando i veicoli erano affiancati», sottolineando che se la moto non fosse stata urtata, «magari» avrebbe proseguito «mediante una traiettoria rettilinea», senza quindi schiantarsi.
Gran Paradiso, terrore a 4mila metri: due alpinisti bloccati
È in corso un intervento del Soccorso Alpino Valdostano per il recupero di due alpinisti bloccati sull...