Chiesa, la rivolta dei vescovi contro il riformista Zuppi

Dopo 4 anni di lavoro bocciate le conclusioni. I nodi: il ruolo delle donne nella Chiesa e l’omosessualità. Chiesta una revisione totale del documento
di Caterina Maniacivenerdì 4 aprile 2025
Chiesa, la rivolta dei vescovi contro il riformista Zuppi
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La Chiesa sinodale di Francesco percorre una strada tutta in salita, irta di ostacoli, di stop e di curve. Tanto è vero che non si è trovata un’intesa tra i delegati chiamati a votare i contenuti delle Proposizioni, la sintesi del cammino sinodale avviato dalla Chiesa italiana nel 2021. È toccata a monsignor Erio Castellucci, presidente del Comitato Nazionale del Cammino sinodale che ha guidato i lavori dell’assemblea sinodale, dare l’annuncio che il testo finale non è stato approvato. Le Proposizioni avrebbero dovuto tener conto anche di due questioni calde come “l’accompagnamento delle persone in situazioni affettive particolari” e la “responsabilità ecclesiale e pastorale delle donne” e che sono diventati dirimenti. E continuano ad essere divisive, all’interno della comunità ecclesiale, tra chi non vorrebbe troppe aperture e chi invece non ritiene sufficienti quelle già prospettate. Ma, a quanto pare, la base in maggioranza chiede posizioni più radicali sulle tematiche in questione.

Monsignor Castellucci, parlando con la stampa di quanto è successo, non nasconde proprio le contestazioni che, numerose, sono arrivate sul documento che fa sintesi dei quattro anni di lavoro della Chiesa italiana. Non si nascondono dunque le criticità, c’è persino chi parla di “rivolta”, ma si preferisce sottolineare il clima di confronto e di discussione in grande libertà. «Piuttosto che un’Assemblea sonnacchiosa, che non è interessata, ne preferisco una che critica. Per me questa è la sinodalità: confrontarsi liberamente senza preoccuparsi di ferire, magari anche di colpire chi ha lavorato ai testi». E anche se «ci sentivamo come due orsacchiotti cui si tirano le palle come al tiro a segno», ironizza guardando monsignor Valentino Bulgarelli, segretario del Comitato, spiega che «siamo stati contenti della partecipazione. Ci sono stati 50 interventi, ma iscritti a parlare erano 155». Si parla dunque espressamente di un “ripensamento globale” a proposito del testo bocciato.

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Davanti alle criticità emerse, in un clima “vivace”, non è bastata qualche richiesta di modifica: «Il testo proposto di fatto è apparso inadeguato». Si è così deciso di rinviare l’esame del documento alla prossima assemblea del 25 ottobre. Un rinvio che ha determinato un ulteriore slittamento: quello dell’assemblea dei vescovi italiani che non avrà più luogo a maggio ma direttamente a novembre. Bisogna ricordare anche che la maggioranza dei partecipanti all’assemblea è formata da laici: un totale di 442 su circa mille partecipanti.

Nel briefing finale, il presidente della Cei, il cardinale Matteo Maria Zuppi, non nasconde la delusione per il rinvio. «Una certa delusione c'è, ma non abbiamo perso la gioia. Avremmo preferito rispettare il calendario che ci eravamo prefissati, ma non basta fissare un calendario», spiegando che «la preoccupazione del consiglio permanente era quella di non “girare intorno” e mettersi nella via delle decisioni». Un approccio che deve essere sfociato in un testo non unitario. Il capo dei vescovi italiani ne ha preso atto, pur aggiungendo che deve esserci la consapevolezza di non poter avere il «testo perfetto». Il rinvio è stato pensato proprio per far decantare la situazione e darsi del tempo per arrivare ad un testo «più maturo permetterà scelte ancora più profetiche che riguardano il futuro».

«Non ci si è divisi sugli omosessuali», sottolinea il cardinale, e del resto, «per me la scelta è che tutti si sentano parte di questa casa a prescindere dalle situazioni affettive», mentre sulle donne è stata accolta l'indicazione del sinodo generale sulla loro “partecipazione al governo della Chiesa". In realtà numerosi partecipanti ai lavori hanno ritenuto troppo sintetiche le affermazioni che si trovavano nelle Proposizioni, soprattutto sui temi dell’omoaffettività e del ruolo delle donne. Non sono piaciute neppure le parole e le espressioni usate nel testo. Per esempio la critica della parola «accompagnamento», giudicata troppo paternalistica...

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