Alla fine non era un capriccio di un Ministro in cerca di facile consenso. Né un’operazione di retroguardia, anzi reazionaria, di una parte politica in cerca di simboli identitari da brandire come trofei di caccia. I media progressisti, e tutto il rumoroso can can al loro seguito, sono stati clamorosamente smentiti. A qualche giorno dalla circolare con cui il Ministero dell’Istruzione e del Merito raccomandava un uso corretto della lingua italiana nei documenti scolastici ufficiali, le voci autorevoli in difesa della disposizione si moltiplicano a dismisura. E soprattutto ci aiutano a capire come il provvedimento fosse dettato da serie preoccupazioni didattiche e culturali. Dopo l’Accademia della Crusca, ora anche la Fondazione Dante Alighieri, a cui è affidato il compito di gestire le scuole italiane nel mondo, bandisce tutti quei segni grafici «in netto contrasto con le regole della lingua italiana». La loro introduzione rappresenta, secondo la Fondazione, una vera e propria operazione di «proibizione culturale» e quindi un atto violento su quello che è da considerarsi un patrimonio inalienabile della nostra nazione.
Il riferimento è a tutti quei segni grafici, dagli asterischi alla cosiddetta schwa, che frange rumorose e politicizzate della cultura mondiale vorrebbero introdurre nella lingua in ossequio alla teoria gender e a tutte le altre fallaci teorizzazione dell’ideologia del politicamente corretto. Sia ben chiaro, la lingua, come tutte le creazioni umane, non è da considerarsi qualcosa di statico o immobile: essa evolve e cambia e si trasforma attraverso l’uso dei parlanti. Questi cambiamenti oltre ad essere graduali sono del tutto spontanei e non possono essere provocati per un intervento dall’alto da parte di entità e personaggi più o meno accreditati. Nel caso della lingua ci troviamo di fronte, come ci illustra chiaramente nelle sue opere Friedrich von Hayek, in sintonia fra l’altro coi maggiori linguisti di ogni tempo, a un caso paradigmatico e straordinario di «ordine spontaneo», cioè di un insieme coerente di segni legati da norme sintattiche e grammaticali formatisi attraverso i secoli per successive sedimentazioni e stratificazioni, in un processo di «tentativi ed errori» che riflette alla perfezione lo stesso processo della conoscenza umana. Tutte le “correzioni” che la storia ha introdotto sono state sempre funzionali all’uso, quindi tese, da una parte, ad esprimere i concetti e a permettere la comunicazione fra gli uomini, e, dall’altra, a essere quanto più possibili semplici ed efficaci nel raggiungimento dello scopo.
Il governo vieta schwa e asterischi a scuola: la Crusca d'accordo, la sinistra impazzisce
Nelle lettere del ministero, ma anche in quelle che ciascuna scuola italiana manda a genitori o docenti, non si potr&agr...Come ha scritto sulla rivista online “lettera 150” Claudio Marazzini, presidente onorario della Crusca, «negli ultimi anni le proposte di intervento linguistico artificioso» sulla lingua «si sono moltiplicate patologicamente. Molti, ignorando i meccanismi funzionali della lingua, hanno creduto di poter far progredire la propria riforma, come se la lingua non fosse uno strumento collettivo che si muove lentamente con il consenso della maggioranza». Occorreva intervenire rapidamente in senso opposto e merito del Ministro Valditara è di averlo fatto con prontezza e sagacia. Manomettere quel naturale deposito di cultura che è la lingua significa in poche parole fare a meno della nostra civiltà e assegnarci ad una sicura decadenza. L’imbarbarimento della lingua è il primo segnale dell’imbarbarimento, e quindi del declino, di un’intera civiltà. E perciò non ci meravigliamo che l’attacco frontale alla nostra lingua venga portato da chi, in nome di ideali astratti, vorrebbe compiere un reset totale, cancellando la nostra storia e in pratica tutti gli sforzi che attraverso i secoli ci hanno portato ove siamo. L’intervento dall’esterno sulla lingua è un esempio palpante di quella mentalità dirigistica e giacobina che connota gli animi totalitari e che un liberale non può in alcun modo accettare.