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Latina, bimbo di 10 anni chiama il 112: "Mi porta una pizza?", salvata la madre dal padre-orco

Latina, la telefonata del ragazzino al 112: il messaggio in codice non sfugge
di Simona Pletto giovedì 27 marzo 2025

3' di lettura

C’è Luca, di appena nove anni, che a Foligno (Perugia), ha salvato la madre, prima presa per il collo e poi trascinata per i capelli per le stanze di casa dal padre geloso e violento; c’è Eman, sette anni, che una settimana fa a Torino ha sfidato la Sharia e ha denunciato il padre egiziano che segregava e maltrattava la moglie. E poi c’è la storia di tre sorelline di Reggio Calabria che si sono chiuse nel balcone di casa sventolando uno striscione con scritto “help” per liberare la madre che veniva picchiata e stuprata dal padre. Infine, ma solo in ordine di tempo, c’è l’ultimo caso in provincia di Latina, dove l’altro ieri un piccolo eroe di dieci anni ha chiamato i carabinieri dicendo: «Voglio ordinare le pizze» per salvare la madre e i fratellini dall’aggressione del padre.

Piccole vittime innocenti, spettatori forzati del male che all’improvviso diventano eroi. In Italia sono tanti i casi di minori che trovano il coraggio di chiedere aiuto alle forze dell’ordine e a svelare così l’inferno celato tra le mura di casa. Secondo gli ultimi dati del Garante dell’Infanzia sono oltre 400mila i minori che ogni anno assistono a episodi di violenza domestica. Almeno uno al giorno. Una violenza passiva che le forze dell’ordine conoscono sempre meglio. Come i carabinieri di Latina, che l’altro ieri hanno capito subito che quella richiesta di “pizze” non era altro che un messaggio in codice inventato dal bambino per chiedere il loro intervento. Le domanda del centralista al piccolo: «Sei in pericolo? Qualcuno ti sta facendo del male?» sono infatti rimaste senza risposta. Ma la chiamata è rimasta aperta, e in sottofondo si sentivano urla e rumori di una colluttazione. Non era il primo tentativo del bambino di cercare aiuto.

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In precedenza aveva già chiamato il 112, restando in silenzio nella speranza che qualcuno capisse la gravità della situazione. Poi ha trovato la forza di dire: «Voglio ordinare delle pizze», frase che ha fatto la differenza. Ma c’è anche chi, come Francesco (altro nome di fantasia), 11 anni, di Ischia, non ha cercato parole chiave: «Portate via papà, picchia sempre la mamma. Aiutatemi». Ha urlato un anno fa dalla finestra per richiamare l’attenzione mentre in casa sua, a Lacco Ameno, era in corso l’ennesima aggressione. Pochi giorni prima, a Biella, un alunno a scuola aveva espresso il desiderio di diventare poliziotto per poter arrestare il padre perché trattava male la mamma. Mentre Alessia in un tema ha confessato di sognare di uccidere il padre violento. E ci sono anche i casi al contrario, come quello accaduto un anno fa a Bologna: una bimba di 13 anni ha allertato la polizia per salvare il padre. «Mamma picchia papà disabile, aiutatelo».

Secondo il dossier di “Save the Children”, in quasi la metà degli episodi di violenza domestica (48,5%), i figli hanno assistito direttamente ai maltrattamenti, percentuale che supera la soglia del 50% al nord-ovest, al nord -est e al sud, mentre in più di un caso su 10 le donne dichiarano che i propri bambini sono stati a loro volta vittime dirette dei soprusi per mano dei loro padri. Vittime psicologiche o di azioni fisiche, poco cambia. Massimiliano, 8 anni di Pisa ha chiamato il 112 per mettere fine all’ennesima lite in famiglia e soccorrere la madre colta da un malore. Ad Ancona una bimba di 7 anni ha salvato la vita alla madre presa a pugni dal padre chiamando il 112. Gesti coraggiosi di piccoli disperati eroi. Ma loro chi li salva?

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