Velocipedi e cavalli d'acciaio: l'arte su due ruote

Da Dudovich a Frascoli, in mostra la storia della grafica attraverso i manifesti dei grandi maestri per moto e biciclette
di Tommaso Lorenzinimercoledì 26 marzo 2025
Velocipedi e cavalli d'acciaio: l'arte su due ruote
3' di lettura

«Cultura in movimento» è stato l’azzeccato claim delle recenti iniziative del m.a.x. museo che ora segna una ulteriore tappa nella riscoperta della necessità dell’uomo di muoversi, con il corpo e con l’anima, di farlo non accontentandosi di quello che ha già a disposizione ma avviluppandosi nel desiderio di farlo con stile e nella continua ricerca della scoperta, dell’innovazione. Dopo “Auto che passione” (2018) e “Treni fra arte, grafica e design” (2021), oggi il Centro Culturale di Chiasso (Svizzera) mette al centro dell’obiettivo “Bicicletta e motocicletta fra grafica e design”: un evento espositivo (31 marzo-20 luglio) che se, da un lato ripercorre la storia della grafica vista attraverso i magnifici manifesti cromolitografici realizzati da grandi maestri, dall’altro ci riempie gli occhi con esemplari iconici che raccontano la storia delle due ruote anche con un'escursione nel design attraverso il “Bosco dei manifesti”. In corrispondenza delle 16 postazioni disegnate dagli architetti progettisti Durisch e Nolli, sono stati infatti stati installati pannelli bifacciali che propongono un percorso visivo unico dedicato alla motocicletta, composto da 30 manifesti con schizzi, disegni e rendering di motociclette, firmati da Rodolfo Frascoli designer italiano dalla cui matita sono usciti modelli di Moto Guzzi, Vespa, Triumph e perfino una moto flat-track personalizzata per Valentino Rossi.

TRA DUE SECOLI
Nelle quattro sale del m.a.x. museo saranno esposti oltre 50 manifesti, a partire dal 1890 fino agli anni Sessanta. Sudi essi la firma di artisti attivi a cavallo dei due secoli nei quali il concetto di trasporto e movimento stava cambiando radicalmente investendo (e venendo trascinato, in maniera reciproca) dall’arte: dunque ecco Leopoldo Metlicovitz e Marcello Dudovich, Aleardo Villa e Plinio Codognato, Achille Luciano Mauzan e Gino Boccasile, Erberto Carboni e Armando Testa. Locandine, grafiche pubblicitarie, dépliant, cartoline, brochure, oggettistica di ogni tipo e anche modelli autentici, di bici e moto: una rassegna curata da Stefano Pivato, Giorgio Sarti e Nicoletta Ossana Cavadini e resa possibile da importanti prestiti, in particolare dal Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso, il Museo del Falegname “Tino Sana”, il Museo privato - Collezioni Alfredo Azzini di Soresina, il Museo Piaggio di Pontedera. Essenziali sono anche i prestiti provenienti da preziose collezioni private, molte delle quali custodite in Ticino. Una mostra che assieme è estetica, simbolica e sociologica. Anche un po’ nostalgica.

DIAVOLO ROSSO
È in contesti come questo che appare chiaro come “bicicletta” non solo un sostantivo ma un contenitore di significati che hanno lasciato un’impronta nella storia e nella società. Sono i manifesti a raccontare di come grazie alla diffusione del velocipede siano arrivati emancipazione (Orio & Marchand, con una grintosa signorina a condurlo), nuove forme di moda e costume (la trendy coppia sul tandem di Velocipedi Prinetti Stucchi), l’esplosione delle competizioni sportive: strepitoso il manifesto della Bianchi, nel quale il tizio raffigurato in sella potrebbe essere Giovanni Gerbi, formidabile ciclista astigiano sempre vestito di rosso e soprannominato “Diavolo rosso” pare da un parroco che se lo vide piombare in paese ed esclamò: «Chi a l’é col lì? Ël Diav?» (chi è quello lì, il diavolo?). E, con le gare, ecco le ricadute sulla celebrazione dell’impresa fisica (vedi il manifesto di Cicli Fiat con lo statuario ciclista) e l’inarrestabile e inarrestata ricerca tecnica.

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A tutto ciò va affiancata la rivoluzione sociale che la bicicletta ha regalato al mondo del lavoro e della connessione fra le persone. È all’inizio del XX secolo che grazie alla bici gli spostamenti acquistano nuove misure e orizzonti, la possibilità ad esempio di chi commerciava di poter programmare nella stessa giornata su distanze che prima richiedevano un paio di giorni. Il crollo di una frontiera. Tant’è vero che la bicicletta, per chi poteva permettersela, era un capitale da proteggere e veniva tenuta nascosta nei piani più alti delle abitazioni (come insegna il film “Ladri di biciclette”), il più lontano possibile dai manolesta... Insomma, cambiamenti di nome e di fatto che sono fisiologicamente traslati sulla cugina a motore, quella motocicletta in tutte le sue forme e declinazioni che, grazie alla presenza del motore, ha moltiplicato come una scatola magica tutte le opportunità che prometteva il velocipede. Aggiungendo la soddisfazione della potenza («Il miglior cavallo d’acciaio», recita l’evocativa pubblicità delle Moto Galloni), il brivido della velocità («Non corre ma vola», sentenzia la réclame di Frera), cullando l’istinto della ribellione (superba la Moto Guzzi che sale le scale). Inizia un nuovo viaggio.

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