Blitz dei pro-Palestina davanti al Museo della Shoah in costruzione in Via Alessandro Torlonia, nel cuore di Roma. Gli attivisti hanno lasciato degli escrementi, una testa di maiale e dei volantini nella zona del cantiere oltre a delle scritte per i morti a Gaza fatte con della vernice rosso sangue. Un gesto, questo, che nasconde un forte sentimento di odio e antisemitismo. Come riporta l’Adnkronos, gli escrementi sarebbero stati posizionati sui lucchetti del cancello del cantiere. Mentre le scritte, come "Assassini infami” e “oggi 45mila morti”, sarebbero comparse sui cartelli di avviso lavori.
Su alcuni volantini, invece, si leggeva: “Fermare il genocidio a Gaza”, mentre su altri, anch'essi sporcati con gli escrementi, compariva una foto del popolo di Gaza. I fatti si sono verificati nelle ultime due settimane. E oggi indaga la Digos. Non c'è dubbio che a finire nel mirino dei pro-Pal sia stato il Museo in costruzione. Il progetto, firmato dall’architetto Luca Zevi, risale a circa 20 anni fa, ma due anni fa a spingere per un'accelerata era stato l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, che aveva annunciato lo stanziamento di 10 milioni di euro. Nello stesso periodo Camera e Senato avevano dato il via libera al disegno di legge per la realizzazione del progetto, i cui lavori sono ancora oggi in corso.
Una forte condanna del blitz pro-Pal è arrivata dalla comunità ebraica e dalle autorità locali, che hanno ribadito l’importanza di andare avanti con la costruzione del polo museale come luogo di memoria e educazione contro l’odio.
"Siamo di fronte a fatti gravi e preoccupanti - ha commentato il presidente Ignazio La Russa, sentito dall'Adnkronos - perché in quel cantiere sono in corso i lavori di un luogo di memoria, fortemente voluto per ricordare la storia e il dolore di milioni di ebrei. Ogni forma di odio e antisemitismo va contrastata con determinazione. La mia condanna di quanto accaduto è ferma, così come la vicinanza, mia e del Senato della Repubblica, alla comunità ebraica".
È in corso un intervento del Soccorso Alpino Valdostano per il recupero di due alpinisti bloccati sulla vetta del Gran Paradiso, a quota 4000 metri. I due, provenienti dall'est Europa (probabilmente cechi o slovacchi) hanno raggiunto la punta alle ore 17.00 ma, essendo esausti, non sono riusciti ad affrontare la discesa in sicurezza. Hanno richiesto soccorso alle ore 20.00 e riferiscono di essere in buone condizioni. Una squadra, composta da cinque tecnici del Soccorso Alpino Valdostano e due Sagf di Entreves-Courmayeur, è stata portata in elicottero a quota 3000 metri e proseguirà via terra per raggiungere i due e portarli al rifugio Chabod o al Vittorio Emanuele a seconda della visibilità in quota. Al momento le condizioni meteo sono avverse. La squadra di soccorso e gli alpinisti sono in contatto costante con la Centrale Unica del Soccorso.
Papa Francesco ha celebrato, nella Basilica di San Pietro, in Vaticano, la Santa Messa per la domenica di Pentecoste. Nella giornata di sabato il pontefice aveva ripreso tutte le sue attività dopo aver annullato i suoi impegni, venerdì, a causa della febbre.