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Mussolini, sì alla mozione in Consiglio comunale: Salò revoca la cittadinanza al Duce

Andrea Valle
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Il Comune di Salò ha deciso di revocare la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, che era datata 1924. La mozione, presentata dallla lista “Civica Salò” che fa parte della maggioranza di centrosinistra, è stata illustrata ieri sera dal consigliere Tiberio Evoli: «È doveroso esprimersi». La cittadina che si affaccia sulla sponda lombarda del Lago di Garda, capitale della Repubblica Sociale Italiana durante gli ultimi anni della Seconda guerra mondiale. C’erano già stati due tentativi in precedenza, durante le amministrazioni di Centrodestra, ma la mozione di revoca non passò. La sinistra, tornata al potere dopo vent’anni è determinata a portare avanti la svolta. Durante la seduta è andato in scena lo scontro tra maggioranza e opposizione, con alcuni esponenti del centrodestra che hanno sollevato il rischio che la delibera sia impugnabile al Tar della Lombardia per un vizio di competenza: il sindaco Francesco Cagnini, quando era consigliere di opposizione, aveva già presentato una mozione simile nel 2020, poi respinta dall’aula.

La cittadinanza a Mussolini risale al 23 maggio 1924, una ventina di giorni prima dell’omicidio Matteotti: fu il commissario prefettizio Salvatore Punzo a firmare il conferimento della onorificenza all’allora capo del Governo. Qui il Duce ha anche soggiornato, in quello che oggi è un albergo di lusso nella vicina Gargnano, quando Salò era anche sede di alcuni ministeri.

 

 

 

«La nostra Costituzione poggia su basi antifasciste e quindi direi che è arrivato il momento per compiere questo passo» aveva detto nei giorni scorsi l’ex ministro della Giustizia Marta Cartabia quando dall’altra parte della provincia bresciana, e precisamente a Nave, in Valtrompia, ha partecipato ad un altro momento di comunità: il riconoscimento della cittadinanza onoraria a Manlio Milani, marito di una delle otto vittime di Piazza della Loggia e instancabile presidente della Casa della Memoria di Brescia.

«Potevamo portare il caso in aula per il 25 aprile ma abbiamo anticipato i tempi», spiegano i consiglieri di maggioranza che hanno firmato la mozione. Il sindaco Francesco Cagnini, 29 anni, l’ha portata in consiglio comunale nonostante i tentativi delle opposizioni di allungare i tempi della seduta e far saltare l’ordine del giorno. Dopo una discussione di fuoco, diverse interruzioni e le scomposte reazioni del pubblico presente nell’aula consiliare, la maggioranza ha approvato il documento: 12 favorevoli, 3 contrari e 1 astenuto.

 

 

 

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