Ultima Generazione, l'attivista: io vandalo apprezzo molto le opere che danneggio

di Andrea Tempestinidomenica 21 aprile 2024
Ultima Generazione, l'attivista: io vandalo apprezzo molto le opere che danneggio
3' di lettura

Quello che ho capito è che lo fanno per «trovare il modo collettivo per salvarsi la pelle» e che questo «modo» non lo hanno trovato. Insomma, ho compreso che è enorme la confusione sotto al cielo di Ultima Generazione. E questa confusione è profondamente, intrinsecamente comica. L'opera si intitola L'Ecovandalo (edizioni Piemme), l'estensore è Simone Ficicchia (classe 2002) e Il Fatto Quotidiano ha proposto ampi stralci del suddetto diario dell'attivista “green".

Ficicchia, col lessico un po' ingenuo di un 22enne, racconta perché lo fa, perché imbratta statue e monumenti («Nicole e Giordano si predispongono ai due lati dell'entrata. Posano lo zaino a terra con misuratezza, senza fretta» e poi via, a lordare l'ingresso del Consiglio regionale toscano. Sul significato di quello zaino posato «con misuratezza», ammetto, continuo a interrogarmi). Per carità, il lessico è l'ultimo dei problemi, ché di fesserie ne scrivo tutt'oggi, figurarsi a 22 anni. Il punto è che manca la logica. E quello è un problema.

Partiamo dalla riflessione sulla parola «vandalismo». Etichetta che Ficicchia rigetta, per farlo cita la Treccani: «Tendenza a rovinare, distruggere, guastare senza necessità e senza ragione, per gusto perverso o per sciocca e malintesa ostentazione di forza, o anche per incapacità a comprendere la bellezza e l’utilità delle cose che si distruggono». Ma nella frase successiva, di suo pugno, aggiunge: «Per cui sembra che il vandalo non apprezzi il valore di ciò che danneggia». Insomma rifiuta di essere vandalo ma ammette il danno. Curioso. Poi – attenzione - chiarisce che le azioni di Ultima Generazione «vengono compiute su beni che il suddetto vandalo riconosce come beni superiori per bellezza o valore, a talpunto da dar seguito al bisogno di utilizzarli per far parlare». Dunque - il vandalo - sfregia qualcosa che ammette essere superiore a lui «per bellezza o valore» e di farlo per il suo fine: che sia il semplice “gusto” della devastazione o «lo stop ai sussidi pubblici alle fonti di energia fossile» poco cambia. In entrambi i casi manca il nesso logico: stai compiendo un’idiozia. Lordare la Scala di Milano come può fermare «i sussidi pubblici»? Ficicchia ti risponde che tutto ciò serve a «trovare il modo collettivo per salvarsi la pelle», appunto. Un grande boh.

Angelo Bonelli dà lezioni di postura alla Meloni? In giro ci va ridotto così

Questione di feeling. Pardon, di postura. «Di postura istituzionale», dice Bonelli, che rimbrotta la Meloni....

Il contorcimento ecologista raggiunge burlesche vette di lirismo quando l'attivista spiega: «Noi cerchiamo di dare la massima visibilità al messaggio che vogliamo veicolare, creando il massimo disordine possibile. Ma si tratta di un disordine che mira a una razionalità maggiore rispetto a quella che abbiamo trovato nascendo in questo mondo». Lui - loro - sono migliori di questo mondo (interrogatevi, su cotanta prosopopea). Lui - loro - sono razionali: lo dimostrano in maniera plastica quando si appiccicano le mani sull'asfalto e scatenano i peggiori istinti di quei poveri cristi dei pendolari.

«Il portone, la facciata, le finestre protette dalle inferriate di ferro battuto e tutti gli altri elementi architettonici, resi grigi da annidi piogge acide e smog, finalmente si colorano», prosegue nella cronaca del blitz toscano (sentiti ringraziamenti per quel «colore», per gli schizzi di simil-maionese misto sangue sul Palazzo del Pegaso). «Chi guarderà cosa stiamo facendo dovrà ricordarselo. Chi studia marketing lo sa, e anche noi ci troviamo spesso a trarre spunti e insegnamenti proprio dagli ambiti più mostruosi di questa società, tentando di concentrare i nostri sforzi per cambiarla utilizzando le sue stesse armi». Il marketing come Satana. Ma il diavolo aiuta i suoi simili, o no? E allora questo «marketing» funziona sì oppure no? Un altro grande boh.

Svizzera condannata perché inquina? No, perché è ricca: colpa sempre delle vacche...

Daranno come sempre la colpa alle vacche. La Svizzera- il Paese in cui nessuno vorrebbe vivere perché è tr...

IL MANTRA
Simone Ficicchia mette nero su bianco il suo mantra: «Non fare mai ciò che la gente si aspetterebbe da un attivista». Questo, aggiunge, perché «uscire dal cliché di ciò che la maggioranza delle persone ritiene normale o semplicemente plausibile da parte di chi fa azioni pubbliche in ambito politico è un aspetto chiave per riuscire a veicolare un messaggio, bucando il rumore di fondo dell'usuale e la bolla di chi è già impegnata in quell'ambito». Doveroso il terzo grande boh sulla tortuosità delle bolle (rileggete: non ha senso, manca la logica). Ci permettiamo solo due ultime riflessioni. La «gente», da voi, da «un attivista», non si aspetta nulla: state semplicemente riempiendo un vostro vuoto, state affrontando un problema reale (l'ambiente) in modo macchiettistico, narcisista e del tutto autoriferito. Infine, chi si accredita il merito, o presunto tale, di «uscire da un cliché», solitamente e tragicomicamente, finisce col diventare il cliché stesso. Quale Ultima Generazione oggi è.