Emanuela Orlandi, "il papello che prova rapimento e morte". Il Vaticano non conferma

sabato 6 aprile 2024
Emanuela Orlandi, "il papello che prova rapimento e morte". Il Vaticano non conferma
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Cos'è successo a Emanuela Orlandi? A 41 anni dalla scomparsa della giovane cittadina vaticana, non si sa ancora nulla di certo. Anche se ci sarebbe un documento in grado di provare sia il rapimento che la morte della ragazza. Ne parla il Tempo: si tratterebbe di cinque pagine diffuse nel 2017. Prima di essere divulgati, quei fogli sarebbero finiti nelle mani di Georg Gaenswein, il segretario particolare di Benedetto XVI. Quest'ultimo, infatti, commissionò un dossier su Emanuela dopo l'incontro con il fratello Pietro Orlandi nel 2011.

Due anni dopo, quando Ratzinger si dimise, sarebbe stato Gaenswein a decidere cosa inserire e cosa no nella famosa cassa che il pontefice emerito consegnò al suo successore Francesco. Pur essendo stato pubblicato solo nel 2017, il documento in questione è datato 1998. Il titolo invece è "Resoconto sommario delle spese sostenute dallo Stato Città del Vaticano per le attività relative alla cittadina Emanuela Orlandi (Roma 14 gennaio 1968)". Al suo interno - scrive sempre il Tempo - "sarebbe riportata la rendicontazione contabile delle spese sostenute dal Vaticano per gestire il rapimento della Orlandi e i costi per il sostentamento della giovane a Londra fino al 1997. Stando al documento, quell’anno Emanuela avrebbe fatto ritorno all’interno delle mura vaticane per quelle che vengono catalogate come 'pratiche finali', facendo pensare che la giovane fosse morta nella capitale britannica e poi sepolta tra le mura leoniane".

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Tuttavia, ci sono dei dubbi sull'autenticità del documento, nonostante questo si trovasse nella cassa consegnata da Benedetto XVI a Francesco. A insospettire sarebbero alcune incongruenze riscontrate nelle modalità con cui è stato redatto quell'appunto sulla Orlandi. Secondo il Tempo, però, non è escluso che il documento, prima di essere diffuso, "sia stato contraffatto ad arte per sembrare apocrifo". L’ex segretario di Ratzinger, dal canto suo, continua a dire che questo dossier non sarebbe mai esistito.

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