Da Acca Larentia a Fausto e Iaio: i giovani morti rossi e neri senza giustizia

di Daniele Dell'Orcosabato 13 gennaio 2024
Da Acca Larentia a Fausto e Iaio: i giovani morti rossi e neri senza giustizia
4' di lettura

Dopo la polemica sui saluti romani nell’anniversario della strage di Acca Larentia, il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha chiesto di riaprire le indagini su un’altra tragedia: l’assassinio di Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, Fausto e Iaio, i due ragazzi del Leoncavallo uccisi nello stesso anno, il “maledetto 1978”. Una mozione in tal senso, già lo scorso maggio, venne approvata all’unanimità dal consiglio comunale di Milano.

Perché per la destra quello della memoria è un dovere bipartisan. Per questo motivo, il sottosegretario all’Istruzione Paola Frassinetti e il vicecapogruppo vicario alla Camera Augusta Montaruli (entrambe di FdI), hanno proposto di tornare ad indagare anche su Acca Larentia. Non come “rappresaglia politica” nei confronti del Pd, ma anzi per dare vita ad un vero processo di pacificazione nazionale su quegli anni difficili: «Noi non facciamo distinzione tra ragazzi di destra e di sinistra: tutti i ragazzi di quella stagione meritano giustizia. Però questo approccio vale solo per noi perché, invece, a sinistra questo ragionamento non viene fatto. Non abbiamo sentito una, e dico una, parola di condanna rispetto all’agguato di Acca Larentia da parte di Elly Schlein. Non esistono morti di serie A e di serie B. Parlare dei saluti romani senza chiedere giustizia per ciò che avvenne è un atto omertoso», dice Montaruli.

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Oltre a quelle citate, di vittime senza giustizia ce ne sono molte altre. Come Valerio Verbano, attivista di sinistra morto nel 1980, per il quale il giudice ha insistito a non archiviare il caso anche per rispetto della battaglia dell’anziana madre per ottenere verità e giustizia. Un omicidio, questo, rivendicato dai NAR che lo reputavano mandante di un altro assassinio senza colpevoli: quello di Stefano Cecchetti. Erano giorni in cui la spirale violenta non si esaurì, e a farne le spese fu Angelo Mancia, segretario della sezione dell’MSI di Talenti ammazzato pochi giorni dopo dai terroristi della “Volante rossa”. Nel 1983, infine, a perdere la vita fu Paolo Di Nella, e anche in questo caso non ha pagato nessuno.

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SILENZI A SINISTRA

Tutte vittime giovanissime di una mattanza senza senso di fronte alla quale gli attacchi nei confronti del governo di turno non dovrebbero essere nemmeno contemplati: «Per ricordare Franco, Francesco e Stefano la sinistra ha speso ben poche parole», spiega a Libero il sottosegretario Frassinetti, «eppure io sono convinta che riaprire le indagini di questi crimini irrisolti degli anni '70 sarebbe doveroso sia a destra che a sinistra. Condannare i colpevoli aiuterebbe a trovare quella memoria condivisa così difficile da coltivare. Ognuno deve piangere i propri morti ma tutti dovrebbero auspicare l’apertura o la riapertura delle inchieste per dare un nome ed un cognome agli assassini. Lo scorso anno ho voluto dare un segnale tangibile distensivo andando a portare fiori sotto le targhe di Ramelli e Tinelli nelle loro scuole, questo dovrebbe essere lo sforzo comune della politica affinché quegli anni dolorosi caratterizzati dalla violenza e dall’odio non tornino più». Il riferimento è all’evento dell’aprile 2023, quando Frassinetti porse dei fiori presso la targa commemorativa al liceo Brera di Milano accompagnata dal fratello di Tinelli, Bruno.

Anche allora gli antagonisti parlarono di volontà di «riscrivere la storia». Un gesto ancor più eloquente venne compiuto da Ignazio La Russa durante il discorso di insediamento alla presidenza del Senato, quando ricordò sia Ramelli che Fausto e Iaio: «Mi inchino a loro e alla loro memoria», disse. Sempre da FdI, il presidente della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone sottolinea un aspetto in particolare che già da solo giustificherebbe la riapertura delle indagini: «I misteri che avvolgono la vicenda sono inquietanti. Penso alla Skorpion utilizzata nella strage, che, come dice Valerio Cutonilli al Giornale, è la stessa che nel 1985 ammazza il professor Ezio Tarantelli, economista di sinistra; nel 1986 l’ex sindaco di Firenze, Lando Conti e nel 1988 Roberto Ruffilli, senatore della Dc, a Forlì».

Quell’arma venne ritrovata poi a Milano in un covo delle Br senza che sia mai stata accertata la proprietà. Cutonilli, autore del volume Chi sparò ad Acca Larentia, dice a Libero: «Rispetto quanti vorrebbero tornare a percorrere la via giudiziaria per provare a fare chiarezza su queste morti. Credo che, pur con le difficoltà date dai 46 anni trascorsi, la magistratura potrebbe avere anche delle opportunità in più nell’analisi degli elementi utili fornita dalle nuove tecnologie. Ricordo anche, però, che l’iniziativa simile accolta su spinta del figlio di Lando Conti non portò grandi risultati. Trovo che sia il caso di riflettere sul motivo per cui in questi giorni sia stato totalmente assente da un dibattito strumentale di carattere politico lo sdegno per il fatto che i colpevoli di Acca Larentia siano liberi in giro per Roma e si staranno facendo grasse risate».