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9 in condotta a chi spara alla prof? Scuola distrutta, come è iniziato tutto

di Luca Beatrice venerdì 23 giugno 2023

3' di lettura

La scuola in Italia proprio non va ed è tra le vere urgenze che il governo è chiamato ad affrontare. C’è bisogno di ripristinare regole serie sia nell’istruzione sia nella disciplina: la scuola non può più essere terra di nessuno né è possibile continuare a fare spallucce con la giustificazione che prima o poi i giovani cresceranno, sminuire atti gravissimi e comportamenti delinquenziali con termini quali bravate o ragazzate. No, deve cambiare il sistema, perché se la scuola non riesce a formare persone civili e colte significa che ha fallito. Il disastro, amplificato certo dai social e dal pessimo malcostume di tollerare per gli studenti di ogni età, dalle elementari all’università, l’uso dello smartphone in aula, non è però di oggi. Fin dagli anni ’70, da quando cioè vennero istituiti “i decreti delegati” che permisero l’ingresso delle famiglie a pretendere di intromettersi nei rapporti tra studenti e professori, la scuola cominciò un lento e inesorabile declino.

I genitori sono per loro stessa natura protettivi, sempre convinti che i loro figli siano migliori degli altri anche quando si tratta di teppistelli ignoranti e arroganti. Se prendono 3 in matematica la colpa è del professore che ce l’ha con lui, note di comportamento non se ne possono dare sennò si è repressivi, se il loro tema è da 4 vuol dire che il docente corregge le “idee”. Incolti cui non si può chiedere di leggere un libro o di approntare una ricerca che non sia copiata da wikipedia, ti si presentano davanti con un vocabolario di 150 parole: ecco perché non riescono a svolgere il tema di maturità. Gli episodi di questi giorni dicono innanzitutto che la scuola, come la pubblica amministrazione, è ancora saldamente nelle mani della sinistra che la utilizza alla stregua di un amortizzatore sociale. Si sono levate voci di protesta perché i temi sarebbero stati troppo difficili, perché agli Indifferenti di Alberto Moravia non si arriva (nel senso che il programma d’italiano si ferma prima, stiamo parlando di un romanzo scritto nel 1929). Già sulla preparazione culturale non si dovrebbe discutere, ma quando c’è di mezzo la condotta non si dovrebbe transigere: chi si comporta male è fuori dalla comunità e si accomodi pure a ripetere l’anno, possibilmente in un altro istituto. Così i due cretini che mesi fa, nell’istituto Viola Marchesini di Rovigo, colpirono una docente con un’arma a pallini e postarono sui social il video dell’accaduto, non solo non sono stati espulsi dalla scuola, addirittura promossi con la media dell’8 e il 9 in condotta.

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Lo scellerato consiglio di classe che ha deliberato in tal senso, spiega che il profitto dei ragazzi fosse buono, in sostanza non hanno tenuto conto dell’accaduto, è stato cioè applicato un evangelico perdono davvero fuori luogo, antieducativo e antiformativo. Non l’ha presa bene il ministro Valditara, che infatti ha chiesto una relazione dettagliata sulle motivazioni che hanno condotto a tale decisione; nel frattempo i due se la sono cavata ed è probabile ci stiano ridendo su, con la complicità delle loro famiglie convinte che i loro figli siano più furbi che mascalzoni. Sarà stato anche un fenomeno più grave degli altri, ma figlio dello stesso malcostume che permette alle studentesse di andare a scuola mezze nude e agli studenti di curare poco decoro e pulizia. Non si tratta di ripristinare attitudini militaresche, però la scuola non può essere il luogo dello scazzo e dello svacco, bensì quello dell’apprendimento ad anticipare l’ingresso nel mondo reale. Si deve insegnare ai ragazzi la letteratura, la storia, le lingue, la matematica, ma soprattutto il rispetto e la buona educazione, spiegare che esistono delle gerarchie e al professore non si deve dare del tu bensì portare massimo rispetto. In quanto ai docenti, si attrezzino a tenere le distanze, non siano amici e confidenti dei ragazzi e le famiglie sempre meglio un passo indietro che uno avanti, non siano invasive né supponenti, soprattutto se ai loro figli viene comminata una qualche sanzione stiano dalla parte della scuola, come si faceva un tempo. Nessuna nostalgia, solo educazione e cultura. 

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