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Vaccino, obbligo per gli over 50: multe "una tantum", quello che non si sapeva. Chi rischia davvero
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Con l'impennata dei contagi che ha portato intere famiglie a trascorrere in casa le festività natalizie, dall'ultimo decreto anti Covid del Governo ci si sarebbe aspettati una maggiore risolutezza. Le nuove regole, anziché mettere la parola "fine" a una situazione divenuta ormai kafkiana, rischiano infatti di rivelarsi l'ennesimo compromesso all'italiana. L'aspetto più critico - e paradossale - del decreto è quello relativo alle sanzioni per gli over 50 che nonostante l'obbligo vaccinale dovessero continuare a rifiutare la puntura. Difatti, se chi ha più di mezzo secolo venisse sorpreso senza green pass rafforzato (ottenibile tramite vaccinazione o guarigione dal Covid) dovrebbe pagare 100 euro di multa una tantum: bruscolini se rapportati alla sanzione comminata alle persone sorprese al lavoro senza certificazione verde (da 600 a 1500 euro), a chi è incaricato di controllare i dipendenti e non ottempera ai suoi doveri (da 400 a 1000 euro) e ai frequentatori di bar, ristoranti e luoghi dedicati agli spettacoli che non possiedono il pass (stesso importo).
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Ora, la domanda sorge spontanea: in che modo una sanzione di 100 euro può costituire un deterrente per chi ha già dato ampiamente prova di poter rinunciare a stipendio, lavoro, persino a una regolare vita sociale pur di non farsi inoculare il vaccino? Se l'ultimo zoccolo duro è costituito da "No vax" e "No green pass" - ovvero dalle frange più ostinate - non sarà certo una multa di questo tipo a farli desistere. Occorre inoltre tenere in conto che i semplici scettici, nella maggioranza dei casi si sono convinti mesi fa, al tempo del decreto entrato in vigore il 15 ottobre. Se chi teneva alla propria salute e a mantenere il posto di lavoro ha già effettuato da mesi prima, seconda e in molti casi terza dose, è altresì probabile che chi vede in questa campagna vaccinale una macchinazione sinistra non si arrenderà sotto minaccia di un verbale.
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Arrivati a questo punto, chi ha resistito fino ad ora è determinato a farlo a oltranza. Il decreto potrà quindi rivelarsi efficace su una quota di cittadini, coloro che fino a oggi si sono sottoposti a tampone ogni 48 ore per poter accedere al proprio luogo di lavoro, ma con ogni probabilità non porterà alla ragione i No vax duri e puri. Del resto è ormai di dominio pubblico che le frange integralistein contatto tra loro su base provinciale - si ritrovino all'interno di abitazioni private per aperitivi e momenti conviviali. Le complicazioni varie hanno allontanato già da tempo i No vax più ostinati da bar e ristoranti, che sfruttano per servizi da asporto o a domicilio. Resta quindi un po' di amaro in bocca per un decreto che, in una fase di emergenza, rischia di non produrre gli effetti sperati. Se da due anni i governi che si sono succeduti continuano a ripetere che «siamo in guerra», ci sia consentito obiettare in questo caso è necessario adottare metodi di guerra. A maggior ragione se per questa battaglia anziché di armi ci si serve di vaccini, il cui scopo è proteggere le persone. Anche da loro stesse.
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