Non tutti i fiori sono innocui, alcuni arrivano addirittura ad uccidere. Questo è esattamente ciò che è accaduto a Valerio Pinzana, 62enne di Travesio, in provincia di Pordenone. L’uomo, ex collaboratore scolastico, non era certo uno sprovveduto, anzi. Faceva spesso escursioni in montagna e gli era già capitato altre volte di raccogliere delle erbe da utilizzare in cucina. Qualche giorno fa – come racconta il Giornale – il signor Pinzana si è trovato di fronte a una distesa di fiori viola dal pistillo arancio. Credendo si trattasse di zafferano, si è portato a casa una buona scorta di petali con l’intento di cucinare la pasta allo zafferano.
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Un inconveniente ha costretto Milly Carlucci a rivedere le proprie abitudini alimentari. La conduttrice di Rai 1 ha svel...Purtroppo l’uomo non si è accorto dell’inganno: l’incredibile somiglianza di quei fiori viola con lo zafferano non ha permesso a Pinzana di capire che in realtà si trattava del pericolosissimo colchico d’autunno. Così l’ha mangiato e poi è morto nel giorno di Pasquetta, lunedì 5 aprile. La pianta in questione “contiene la colchicina, una sostanza tossica che può uccidere un essere umano in poche ore. Non bisogna toccare né il fiore né la pianta, perché il solo contatto può causare danni alla pelle. Se viene ingerita provoca bruciore alle mucose, nausea, vomito, coliche, diarrea sanguinolenta fino al delirio e alla morte”, spiega il Giornale. Avvelenamento assicurato, insomma. Dopo l’intossicazione acuta, la morte avviene tra le 7 e le 48 ore.
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Lo scorso anno nel nostro Paese sono stati celebrati 650.614 funerali, un numero in linea con la media degli anni preced...“Dieci milligrammi sono già una dose tossica. Bisognerebbe sempre ricordare che lo zafferano vive nei Paesi caldi e non in montagna. È una pianta tipica dell’area mediterranea e dell’Asia minore”, ha spiegato la tossicologa dell’Università di Padova Donata Favretto al Corriere della Sera. Se il colchico d’autunno viene ingerito, non c’è nulla da fare. Non è possibile correre ai ripari, l’esito è quasi sempre mortale. L’unica soluzione, come spiega il Giornale, potrebbe essere la lavanda gastrica: “Anche se si sopravvive alla fase acuta dell’avvelenamento, gli effetti tossici della colchicina possono durare nel tempo e portare complicanze neurologiche o al sangue, causando forti anemie o calo di piastrine”.