La situazione economica del Paese è seria ma evidentemente non è grave se il Consiglio di Stato, ultimo grado della giustizia amministrativa, ha ordinato al governo di distribuire in un colpo solo circa un miliardo di euro ai magistrati, ognuno dei quali (sono più di undicimila) riceverà a fine anno un assegno di centomila euro.
La decisione, irreversibile, arriva dopo un braccio di ferro che si trascina da anni sull’indicizzazione degli stipendi dei magistrati rispetto all’andamento degli stipendi nel pubblico impiego e tra aumenti e il riconoscimento degli arretrati il conto fa la cifra di cui sopra.
Invidia a parte noi siamo felici quando chiunque riesca a mettersi in tasca qualche soldo in più, osserviamo però che gli unici a riuscirci - almeno in queste dimensioni - guarda caso sono i magistrati con una loro sentenza, è il classico caso in cui giocatore e arbitro appartengono alla stessa squadra, per intenderci quella che ha convinto gli italiani che il sistema giustizia va benissimo così come è e non era il caso di riformarlo. Mi auguro che ora i giudici del Consiglio di Stato siano altrettanto sensibili ad analoghe richieste, in parte già incardinate, di altre categorie di lavoratori pubblici, a partire da quelle dei professori universitari, dei militari e dei medici.
Perché se così non fosse sarebbe legittimo sospettare che per la magistratura esistono cittadini di serie A, loro, e altri di serie B se non addirittura C o D. Dopo avere sfasciato la giustizia la casta togata - già privilegiata in quanto a reddito e guarentigie - rischia di sfasciare i conti pubblici. Chissà se anche per loro la sinistra invocherà di tassare gli extraprofitti per aiutare le classi più disagiate.




