Messina Denaro, "il vero covo". La casa di Campobello una "copertura"?

mercoledì 18 gennaio 2023
Messina Denaro, "il vero covo". La casa di Campobello una "copertura"?
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Nel covo di vicolo San Vito a Campobello, dove Matteo Messina Denaro ha vissuto nell'ultimo anno con l'identità fittizia del suo prestanome Andrea Bonafede, gli agenti del Ros non hanno trovato nulla di significativo: preservativi, pillole di Viagra, vestiti griffati, un arredo curato e il frigorifero pieno. Cercavano "il tesoro di Totò Riina", i pizzini e i documenti "top secret" che il Padrino aveva lasciato al suo delfino, l'ultimo Boss dei boss. Il sospetto, anche per questo, è che di covo Messina Denaro ne avesse un altro. Ed è a quello che ora puntano gli inquirenti. 

Finora, le perquisizioni nell'anonimo appartamento del paesino tra Mazara del Vallo e Castelvetrano ha portato alla luce molti elementi privati del boss finito in manette lunedì mattina a Palermo, dove si era recato alla clinica Maddalena per i controlli sullo stato del suo tumore al colon. Il capomafia, latitante da 30 anni, rifletteva in quelle pagine sulla vita, sull'amore, sulle sue donne, sulla figlia. E poi i referti medici, da quelli oculistici a quelli oncologici. 

Nessun documento esplosivo, dunque, anche se chi conduce le ricerche parla di possibili anfratti e intercapedini dietro i mobili e i muri dell'abitazione. Ci vorrà tempo, forse settimane.. Ma secondo i pm qualcosa c'è, qualcosa Messina Denaro deve avere. Da qui la convinzione che esista un altro covo, una tana ben più appartata e nascosta. Dove conservasse i legami con Riina e l'organizzazione mafiosa, le strategie, magari qualcosa che possa addirittura ricondurre al biennio delle stragi, tra 1992 e 1994, di cui lo stesso boss era mente ed esecutore. Oggi il 60enne, pur gravemente malato, è già nel carcere di massima sicurezza de L'Aquila, al 41 bis. Un regime durissimo ritenuto però conciliabile con la sua salute. Anche in questo caso, gli inquirenti nutrono una speranza: che Messina Denaro, forse anche per la gravità delle sue condizioni, abbia un sussulto e cominci a vuotare il sacco. Una speranza, appunto. Al momento, nulla più di questo.