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Droni troppo rischiosi, l’Italia ha bisogno di uno scudo

Lo Russo (Impianti Spa): “Con meno di 2.000 euro si può organizzare un attacco a un sito strategico”
martedì 25 marzo 2025

3' di lettura

Sempre più utilizzati nei conflitti bellici, da semplici strumenti di sorveglianza si sono trasformati in potenziali minacce per la sicurezza nazionale. Stiamo parlando dei droni ostili (i cosiddetti droni “non collaborativi”), protagonisti di scenari bellici e terroristici, contro i quali dotarsi di un sistema anti-drone efficiente non sarebbe più un'opzione, ma una necessità inderogabile, di fronte a un panorama geopolitico sempre più instabile. In Ucraina, i droni sono stati protagonisti di attacchi devastanti, dimostrando quanto sia fondamentale proteggere le proprie infrastrutture da minacce aeree non convenzionali. Israele, Stati Uniti, Cina e Russia stanno già investendo notevolmente in tecnologie avanzate per la difesa da questo tipo di veicoli, implementando sistemi laser, jamming elettronico e intercettori cinetici. “L'Italia si trova di fronte a una sfida tecnologica e strategica cruciale: la protezione da droni per la popolazione, per le infrastrutture critiche, in primis quelle energetiche e per la difesa civile - sostiene Simone Lo Russo, ceo di Impianti S.p.A. - Oggi, con meno di 2 mila Euro, chiunque potrebbe acquistare un drone commerciale, modificarlo con un piccolo ordigno artigianale e lanciarlo contro un aeroporto, una centrale elettrica o un evento pubblico. Senza un sistema di difesa attivo, un attacco del genere potrebbe causare danni significativi prima di essere intercettato”.


Infatti i droni possono essere utilizzati per attaccare aeroporti, reti elettriche, impianti industriali e persino per operazioni di spionaggio. Per esempio “Israele e Stati Uniti hanno sviluppato veri e propri scudi anti-drone (i cosiddetti “dome”). L'adozione di tecnologie a energia diretta (laser) e guerra elettronica (jamming) permetterebbe di intercettare e neutralizzare i droni prima che possano causare danni. “Una componente fondamentale per il controllo e la gestione dello spazio aereo a bassa quota è l'implementazione dello U-space – spiega ancora il ceo di Impianti S.p.A. che, fondata nel 1992, opera come System integrator in vari settori tecnologici ed è riconosciuta sul mercato come “technology scouter”, un sistema europeo che regola il traffico dei droni civili e garantisce la sicurezza dello spazio aereo -: si tratta di una tecnologia che permetterebbe un monitoraggio costante e la rapida identificazione di droni non autorizzati, prevenendo potenziali attacchi e garantendo una gestione efficiente del traffico aereo”. 


Attualmente, il nostro Paese utilizza alcuni sistemi anti-drone sviluppati da aziende leader nel settore della difesa, tuttavia manca un'infrastruttura nazionale integrata capace di coprire in modo sistemico il territorio italiano. L'Italia dovrebbe agire in tre direzioni: creazione di una rete nazionale di sorveglianza, installando sensori avanzati presso aeroporti, basi militari, impianti industriali e infrastrutture critiche per il rilevamento tempestivo di droni ostili; implementazione di tecnologie di difesa attiva: sviluppare e integrare sistemi di jamming per bloccare la comunicazione dei droni nemici, laser per l'abbattimento e droni intercettori per neutralizzare le minacce in volo; creazione di normative aggiornate e collaborazione tra pubblico e privato: realizzare un quadro normativo efficace che disciplini l'uso dei droni e promuova la collaborazione tra governo, forze dell'ordine e aziende del settore tecnologico per una risposta rapida alle minacce. “Investire oggi in un sistema di difesa integrato – sottolinea Lo Russo - significa proteggere il futuro del nostro Paese e dell'Europa intera. Le infrastrutture critiche, la sicurezza nazionale e la difesa civile non possono permettersi ritardi. L'Italia ha tutte le competenze tecnologiche per costruire un sistema anti-drone all'avanguardia: è il momento di agire”.

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