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P3, Caliendo: oggi si va al voto

Il sottosegretario alla Giustizia dice: "non mi dimetto non c’è nulla contro di me". E poi : "non mi sono occupato della leggina per la Cassazione"
di Tatiana Necchi domenica 8 agosto 2010

2' di lettura

Il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo non ha alcuna intenzione di dimettersi sottolineando, in alcune interviste a quotidiani nazionali, di avere la coscienza a posto e che i finiani non finiranno per votare la sua sfiducia: «Non c'è nulla contro di me, perché dovrei dimettermi? - dice il sottosegretario - se ci fosse su di me un fatto anche minimo mi dimetterei, ma siccome non c'è, credo che non sia giusto neppure nei confronti dei miei elettori».   Caliendo dice di non considerarsi "un caso politico" e assicura di "aver avuto la fiducia" del ministro della Giustizia Angelino Alfano e del Premier, Silvio Berlusconi: «Non ho nulla da rimproverami. Le strumentalizzazioni politiche non mi riguardano. Credo che parte dei finiani voterebbe in mio favore». Riguardo la “leggina” che avrebbe dovuto permettere ai vertici della Cassazione di andare in pensione tre anni dopo, il sottosegretario nega di essersene mai occupato: «Non è stata mai discussa, nemmeno in Consiglio dei ministri – dice - nemmeno è stata mai proposta da un singolo parlamentare. Era solo una voce». Luigi Vitali, componente della consulta Giustizia Pdl, circa la vicenda ha detto: «Quello che da qualche settimana sta andando in scena nei confronti del sottosegretario Caliendo è squalificante per chi lo mette in atto e mortificante per un uomo che, fino a prova contraria, indossando la toga e rivestendo importanti incarichi, per ultimo di governo, ha sempre dimostrato correttezza, integrità morale e grande dignità ed autorevolezza - prosegue - Alle avvilenti campagne mediatiche contro rappresentanti del centrodestra siamo ormai abituati. Così come siamo adusi alle strumentalizzazioni di una opposizione avida e vuota di contenuti. Tutto ciò premesso, non si capisce l’urgenza di trattare una discutibile mozione di sfiducia alla chiusura dei lavori prima della pausa estiva e con due importanti decreti legge da convertire. Se non con la speranza di contare su qualche defezione del Pdl o su qualche altro assente. Se dibattito deve esserci, si faccia a ranghi sicuramente completi in un momento dove maggiore può essere l’attenzione dell’opinione pubblica. Certamente - conclude - non per sfiduciare Caliendo, ma per far rimediare all’opposizione l'ennesima magra figura».

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