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Merkel negli spogliatoi, Federcalcio furiosa

La cancelliera si scusa. Per Zwanziger la foto con il turco Ozil è una strumentalizzazione sul tema dell'immigrazione
di Eleonora Crisafulli sabato 23 ottobre 2010

2' di lettura

Incidente diplomatico tra la cancelliara tedesca Angela Merkel e la Federcalcio. Una foto mostra la signora negli spogliatoi della Nazionale tra giocatori sudati e seminudi dopo la vittoria contro la Turchia dello scorso 8 ottobre. Stringe la mano a Mesut Ozil in pantaloncini, con un sorriso compiaciuto e senza il minimo imbarazzo. Ma a far infuriare la Dfb non è l'eventuale "scabrosità" dell'incursione ma il mancato rispetto della gerarchia sportiva: la Merkel infatti non aveva richiesto l'autorizzazione a farsi fotografare negli spogliatoi dell’Olympiastadion di Berlino. Theo Zwanziger è andato su tutte le furie vedendo lo scatto sui giornali tedeschi. E la cancelliera ha dovuto presentare le sue scuse. "Non ero per nulla d’accordo con quanto è successo, ma dopo una telefonata della Merkel le irritazioni sono superate", ha dichiarato Zwanziger al settimanale Sport Bild. Immediata è arrivata la replica del portavoce governativo, Steffen Seibert, il quale ha precisato che "non c'è stata nessuna richiesta di scuse, ma un buon colloquio in cui si è chiarito ciò che c'era da chiarire". Non è la prima volta che la Merkel si avventura tra i calciatori a petto nudo. Già ai mondiali in Sudafrica era andata a stringere la mano ai tedeschi vittoriosi per 4:0 contro l’Argentina nei quarti di finale. Ma allora la visita era stata autorizzata. Strumentalizzazione - Ad aver irritato Zwanziger sarebbe stata anche la presenza di Christian Wulff, la giovane figlia del presidente della Repubblica e del fotografo. Dietro tutta la vicenda inoltre c'è il sospetto che la Merkel abbia voluto strumentalizzare a fini politici l’evento, facendosi fotografare insieme ad Ozil nel momento in cui in Germania infuria il dibattito sull'immigrazione. Il calciatore di origine turca, che nelle settimane scorse aveva respinto l’offerta del passaporto da parte del governo di Ankara, viene presentato come il simbolo dell'integrazione riuscita di un extracomunitario, che pur non rinnegando le sue origini si identifica totalmente con il Paese in cui è nato nel 1988.

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