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Marine Le Pen? Anche per i suoi avversari contro di lei si è mosso l'intero establishment

Un attacco alla democrazia o la “solita destra” che attacca la magistratura? Il caso Le Pen divide l’opinione pubblica italiana
di Alberto Busacca giovedì 3 aprile 2025

3' di lettura

Un attacco alla democrazia o la “solita destra” che non rispetta le sentenze della magistratura? Il caso Le Pen ha diviso, come spesso capita, l’opinione pubblica italiana. Ma anche tra i politici e i commentatori ideologicamente più lontani dalla leader del Rassemblement national ci sono pareri largamente discordanti. Flavia Perina, sulla Stampa, sceglie (era prevedibile) la strada dei “sovranisti cattivi”. Titolo del suo pezzo di ieri: «Da Donald a Marine: il club anti-magistrati». In questo club, esclusivo, la Perina inserisce anche Salvini, Orban e pure Netanyahu. Sono loro «i sostenitori della prevalenza assoluta degli “eletti dal popolo” sulla legge». Sono loro a criticare sempre le toghe, non solo in caso di condanna: «Pure le assoluzioni diventano elemento di polemica perché, come si è detto di Matteo Salvini al termine del processo Open Arms, se uno è assolto vuol dire che si è esagerato a indagarlo e a rinviarlo a giudizio» (Bè, in effetti è un ragionamento che fila, no?).

Francesco Merlo, su Repubblica, la prende invece con filosofia: «Abituati a fare come la Francia, ci sorprende che la Francia faccia come l’Italia. Vedremo quali soluzioni inventeranno i francesi. L’Italia, nell’interminabile scontro tra giustizia e politica, si è solo eccitata e imbruttita». Mentre Luciano Violante, ex magistrato ed ex presidente della Camera saldamente e orgogliosamente di sinistra, riconosce che, in fondo, Marine non ha poi tutti i torti. «Nella sentenza», ha detto nel corso della presentazione a Montecitorio del libro di Elio Vito, se «è assolutamente convincente la motivazione relativa alla condanna, un po’ meno convincente è quella della misura interdittiva temporanea. Francamente non si capisce perché». Poi: «C’è un punto di equilibrio tra potere giudiziario e potere politico su cui occorre riflettere. Se tu hai un potere discrezionale di interdire alcune funzioni a un politico e non è obbligatorio, credo che un supplemento di riflessione occorrerebbe. Il punto è sempre come gestire l’equilibrio».

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L’opinione più interessante, però, è probabilmente quella di Aldo Cazzullo, pubblicata ieri nella rubrica delle lettere del Corriere. Rispondendo alle domande dei lettori, Cazzullo spiega: «Cari lettori, era abbastanza ingenuo attendersi che l’establishment francese avrebbe consegnato il Paese a Marine Le Pen. Una presidenza Le Pen significherebbe smontare tutta l’impalcatura europea costruita negli ultimi cinquant’anni, rinunciare al rapporto privilegiato con la Germania che era già un’idea di de Gaulle, avvicinarsi pericolosamente a Putin».

E ancora: «Da italiani, cioè un popolo che disprezza lo Stato e la politica, fatichiamo a capire i Paesi dove un establishment esiste. Non a caso l’Italia è l’unico Stato dell’Europa occidentale dove i populisti hanno vinto le elezioni, sia nel 2018 sia nel 2022». Ecco, dirlo in maniera più chiara era impossibile. Ma è una chiarezza che un po’ spaventa: quello contro la leader della destra non era un processo come gli altri, ma un processo utile a farla fuori dalla corsa per l’Eliseo. Un processo “politico”, quindi, funzionale ai piani dell’establishment (detto così sembra un po’ complottistico, ma la sostanza è questa). Un unico dubbio: siamo sicuri che in Italia l’establishment non esista? Il sospetto è che esista ma si sia mosso male, facendo più di un autogol, e non riuscendo così a impedire un risultato elettorale sgradito. È possibile che in Francia, alla fine, succeda la stessa cosa...

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