Parigi. Ieri, all’Assemblea nazionale, la madrina del sovranismo francese e capogruppo dei deputati del Rassemblement national, Marine Le Pen, ha dichiarato che «il sistema ha sganciato la bomba nucleare» e che se viene sguainata «un’arma così potente» contro il Rassemblement national, «significa che siamo sul punto di vincere le elezioni».
La «bomba nucleare» a cui ha fatto riferimento la leader sovranista è la sentenza emessa lunedì dal Tribunale di Parigi, che l’ha condannata a quattro anni di carcere, di cui due senza condizionale ma con l’uso del braccialetto elettronico, e soprattutto all’ineleggibilità per cinque anni con «esecuzione provvisoria». Le Pen rischia dunque di non potersi candidare all’Eliseo, con i sondaggi che la danno al 37% delle intenzioni di voto in vista del primo turno. Tuttavia, per scongiurare un destino che sembra ormai segnato, esiste una via, seppur strettissima: è la via della grazia presidenziale. L’idea circola con discrezione all’interno del Rassemblement national, ma è evocata a gran voce da altre figure di spicco della politica francese. Come Henri Guaino, ex deputato gollista e speech writer di Nicolas Sarkozy quando era presidente della Repubblica, che su BfmTv ha lanciato un appello al capo dello Stato, Emmanuel Macron, affinché conceda «la grazia» a Marine Le Pen. «La libertà dell’elettore è un principio fondamentale», ha dichiarato, e con la sentenza «è stato calpestato».
Affinché il capo dello Stato possa concedere la grazia, la condanna deve essere definitiva. Ciò presuppone che Le Pen accetti la sentenza e quindi riconosca i fatti per i quali è stata condannata, rinunciando al ricorso. Alla luce della sua linea di difesa durante il processo, la leader di Rn, tuttavia, sembra per ora lontana dall’idea di accettare il verdetto. La decisione di fare appello da parte di Le Pen lascia comunque aperta la possibilità di una grazia presidenziale al termine di un secondo processo, se la sua condanna sarà confermata.
Come riportato dall’Opinion, se Macron decidesse di “graziare” Marine Le Pen, la condanna non verrebbe annullata – rimarrebbe nella fedina penale – ma la pena verrebbe revocata. Dunque niente più ineleggibilità per Le Pen, che potrebbe così candidarsi alle presidenziali del 2027. «Permetterebbe di uscire da un problema politico enorme», ha detto alla Dauphine Libéré l’ex ministro gollista Hervé Mariton.
L’entourage di Macron giura di non aver «mai sentito parlare di uno scenario simile». L’unica grazia concessa dal presidente francese risale al 2018, e fu per «ragioni umanitarie»: Macron commutò in vent’anni l’ergastolo di un’ex prostituta 73enne che aveva ucciso un cliente. Nel 1988, la donna era stata condannata all’ergastolo e considerata «psichiatricamente molto fragile». Le condizioni di detenzione, troppo severe, avevano spinto il controllore generale delle carceri, Adeline Hazan, e diversi deputati, a chiedere il perdono al presidente. Che arrivò.
Dal punto di vista giuridico, la grazia presidenziale è regolata dall’articolo 17 della Costituzione: «Il presidente della Repubblica ha il diritto di concedere la grazia individuale». La persona condannata, un parente stretto, un avvocato o un rappresentante possono presentare richiesta per iscritto. «La domanda viene poi esaminata da un dipartimento specializzato del ministero della Giustizia, la Direzione degli affari penali e della grazia (Dacg)», spiega il sito web dell’amministrazione francese. Se la richiesta riceve il via libera dal presidente, viene adottato un provvedimento di grazia che, per entrare in vigore, deve ottenere tre firme: quella del capo dello Stato, quella del primo ministro e quella del ministro della Giustizia. Lunedì sera, a Tf1, Le Pen ha detto «no alla grazia». Ma l’opzione resta sul tavolo.
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