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In chiesa si celebra la resa all'Islam: ecco la fine dell'Occidente

A Bruxelles si celebra in chiesa la fine del Ramadan: è la resa dell'Occidente all'Islam
di Carlo Nicolato venerdì 28 marzo 2025

2' di lettura

Cinquecento musulmani in una chiesa cattolica, quella di Saint-Jean-Baptiste a Molenbeek, per festeggiare l’iftar, cioè il pasto che interrompe il digiuno dopo il tramonto durante il Ramadan. Quella che sembra l’inevitabile conseguenza di un’invasione che proprio in quel quartiere di Bruxelles tocca uno dei suoi estremi a livello europeo, è stato esaltato invece come un momento simbolico di diversità, inclusione e multiculturalismo.

Insomma si tratta di una di quelle iniziative che piacciono tanto alla sinistra e che in questo caso serve anche a Molenbeek per lanciare la sua candidatura a Capitale europea della cultura nel 2030. L’evento infatti, celebratosi domenica scorsa, è stato organizzato dall’organizzazione “Molenbeek for Bruxelles 2030” che sottolinea come «al di là delle convinzioni e delle origini culturali e sociali, ciò che ci unisce è molto più grande di ciò che ci divide».

L’intenzione degli organizzatori è quella di ripulire in qualche modo la triste fama di Molenbeek che non è nota soltanto per l’altissima percentuale di musulmani che vi vivono, ben al di là di quel 37% di cui parlano le statistiche ufficiali, ma soprattutto perché in quell’ambiente si sono liberamente formati e hanno trovato protezione molti dei terroristi che hanno compiuto stragi in tutta Europa, a iniziare dall’attacco al Bataclan di Parigi. Da qui venivano perfino gli assassini di Al Qaeda che hanno ammazzato il comandante Massoud in Afghanistan. Anche il giorno scelto per l’evento non era affatto casuale, ma cadeva proprio nel nono anniversario dell’attacco terroristico islamico di Bruxelles in cui morirono 38 persone, compreso i tre terroristi che lo misero in atto.

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La candidatura a città della cultura ha dunque lo scopo di dimostrare che Molenbeek ha superato quel triste periodo, che non è più un feudo di estremisti e terroristi ma che anzi qui religioni, culture e tradizioni differenti vivono serenamente. A molti però è sembrato che la celebrazione in quella chiesa dell’iftar, che altro non è che un’abbuffata con qualche canto dedicato ad Allah, sembra piuttosto l’ennesimo segno di sconfitta dell’Occidente, uno sfregio alla religione cristiana e al buonsenso.«Io francamente civedo l'ennesimo segnale di sottomissione dell’Europa, con la nostra identità cattolica sempre più calpestata» ha commentato l’eurodeputata della Lega Silvia Sardone. «Mi chiedo se questo possa essere considerato un esempio positivo di cultura e cioè quello di subire tradizioni che non ci appartengono. Aveva ragione Oriana Fallaci a chiedere all’Occidente di svegliarsi» ha aggiunto.
Nel silenzio sbalorditivo delle istituzioni politiche locali, almeno la comunità cattolica belga ha espresso le sue fondate preoccupazioni.

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«La Chiesa non sta forse compromettendo se stessa in una sorta di “ingenuità interreligiosa” che, sotto l’apparenza dell’inclusività, rischia di perdere la sua anima e la sua stessa vocazione?» si chiede in un articolo la Tribuna Cristiana. Il punto, dice il quotidiano, è che non si può affrontare un dialogo religioso rinunciando alla propria identità cristiana. E ridurre i luoghi di preghiera a sale per banchetti islamici non è certo la strada migliore per preservarla. 

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