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Macron, pressing per le truppe Ue in Ucraina? Cosa c'è davvero dietro all'incontro con Trump

Tommaso Montesano
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Ue e Regno Unito accelerano sulla forza di garanzia europea per l’Ucraina. Ieri Donald Tusk, presidente di turno del Consiglio Ue e premier polacco ha avuto a Varsavia un incontro bilaterale con António Costa, presidente del Consiglio europeo. Al termine del vertice, Costa ha descritto bene lo stato d’animo del Vecchio continente dopo l’accelerata impressa da Donald Trump al negoziato con la Russia per mettere fine alla guerra: «È tempo di agire, di prendere decisioni, di dare risultati». Passo decisivo: entrare nella trattativa tra Casa Bianca e Cremlino dando seguito a quanto annunciato dal presidente della Francia, Emmanuel Macron, di fronte a Trump a Washington. Ovvero la disponibilità europea di costituire una forza militare di interposizione, o garanzia che dir si voglia, di circa 30mila uomini da schierare sul suolo ucraino una volta cessato il fuoco tra Kiev e Mosca. Lo stesso Costa ha convocato per oggi una videoconferenza dei Ventisette nella quale il capo dell’Eliseo riferirà sulla missione Usa.

A questo proposito, dal bilaterale Costa-Tusk arriva un’altra novità significativa: la convocazione, domenica prossima, di una riunione straordinaria a Londra «per parlare di questi piani comuni in materia di difesa». L’annuncio, stavolta, è di Tusk. A vedersi, aggiunge il premier polacco, saranno «i nostri amici britannici e un gruppo di leader» europei. Domenica 2 marzo non è una data causale: quattro giorni dopo andrà in scena un Consiglio europeo speciale che «sarà dedicato all’aiuto all’Ucraina e alla nostra sicurezza. Cercheremo non solo di rafforzare l’unità europea, ma anche di cooperare molto strettamente sulle questioni della difesa». Dove al primo punto c’è la partita ucraina. In questo senso l’appuntamento è strategico: domani, infatti, sarà a Washington il primo ministro inglese, Keir Starmer, che poi nel fine settimana informerà i partner europei dell’esito del colloqui che avrà alla Casa Bianca. Il formato sarà quello utilizzato la settimana scorsa da Macron a Parigi (1+7, oltre ai vertici Ue). Di certo senza Londra, ha ammesso candidamente il ministro delle Finanze polacco, Andrzej Domanski, «la difesa dell’Europa è difficile da immaginare».

 

 

Non a caso tra Bruxelles e Regno Unito sono già in corso colloqui su come sviluppare una sinergia sulla difesa: sul tavolo, come riportato dal Financial Times, c’è la creazione di un fondo comune per la difesa europea, che potrebbe assumere le fattezze di una “banca per il riarmo”. Londra, Parigi, Bruxelles. Si gioca qui la partita militare per Kiev. Le discussioni sono allo stato preliminare, ma alcuni paletti sono già noti. Il primo: non dovrebbe essere una missione Nato (sarebbero dita negli occhi russi). Il secondo: l’orientamento prevalente è quello di dispiegare truppe europee sì in Ucraina, ma lontano dal confine con la Russia (come da richiesta britannica e francese) e anche dalle prime linee dei combattimenti. Si tratterebbe esclusivamente di una forza di garanzia a favore di Kiev incaricata- le parole sono quelle di Macron alla Casa Bianca - «di preservare la pace», un «segnale di solidarietà» all’Ucraina. Eppure anche su questo fronte le sfumature ci sono. Ieri Starmer ha ribadito che «i tiranni» - e il riferimento è al presidente della Russia, Vladimir Putin, «capiscono solo la forza». Il contingente, dunque, non dovrà solo essere di facciata: ««Dobbiamo sostenere l’Ucraina, perché se non raggiungiamo una pace duratura, l’instabilità economica è una minaccia perla nostra sicurezza e non potrà che crescere». A riprova di questo, il primo ministro ha annunciato alla Camera dei Comuni che Londra intende destinare nel 2027 il 2,5% del Pil alle spese per la difesa.

Il terzo paletto (scontato): la missione inizierebbe solo a cessate il fuoco siglato da entrambi le parti e con tutte le salvaguardie di sicurezza in vigore. Ma per essere «duratura» - e si torna al punto di prima- l’intesa deve essere protetta al massimo livello. Sono tanti i punti ancora da chiarire. Ad esempio: quali Paesi europei parteciperebbero? Detto della posizione italiana, di cui diamo conto nella pagina a fianco, nella lista dei “volenterosi” potrebbero esserci, tanto per cominciare, Francia, Regno Unito, Lituania, Estonia, Lettonia, Danimarca e Svezia. Il cancelliere in pectore tedesco, Friedrich Merz, ha proposto di creare un «ombrello nucleare» comune con Parigi e Londra in vista di un disimpegno americano. Già, Washington. Il punto più delicato dell’intesa è quale sarà il ruolo americano. Ieri la presidente della commissione Ue, Ursula von der Leyen, si è detta favorevole a sostenere l’iniziativa di Trump per «un accordo di pace durevole per l’Ucraina», ma i pilastri per Bruxelles devono essere due: le «garanzie di sicurezza» europee e «una rete di protezione degli Usa». Un punto, quest’ultimo, sul quale il capo della Casa Bianca è stato evasivo. Di certo è escluso che il ruolo americano preveda soldati a stelle e strisce sul terreno.

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