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La Germania tornata al 1945, spaccata a metà dal voto: la mappa che sconvolge l'Europa

Marco Patricelli
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Dall’Ostpolitik all’Ostalgia, e ora la scoperta che la Germania a Est ha un problema grosso così. Proprio dalle parti dei fratelli una volta separati dalla Cortina di ferro, quelli per i quali erano state varate leggi per favorirne immigrazione e accoglienza (da cui ne derivano altre “smemorate”), per cui i ricchi Länder dell’Ovest avevamo fatto sacrifici (e in parte li avevano accollati all’Europa) per trasformare con la riunificazione la carta straccia del marco orientale in pesanti marchi federali. E che ti combina adesso il tempio dell’ortodossia comunista, il fedele guardiano di Mosca, il Paese dove metà della popolazione spiava l’altra? Ha invertito direzione e gli ex-post-comunisti hanno votato l’ultradestra.

Un vero e proprio «Goodbye Lenin» che ha mandato all’aria dopo il muro di Berlino anche ogni costruzione mentale e politica sull’indirizzo da dare ai tedeschi democratici non per dogma abusivo delle democrazie popolari ma per gli schemi del politicamente corretto.

Berlino tornata capitale politica, geograficamente si ritrova in mezzo all’onda scatenata da Alternative für Deutschland, non proprio un partito di seminaristi in gita di istruzione, ma che le idee sui problemi le sbatte sul tavolo e su quel tavolo a volte sbatte anche i pugni, per quanto con la delicatezza femminile di Alice Weidel. È lei il primo enigma della Sfinge europea, che la osserva come esponente di un movimento che guarda con interesse al Partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi dell’imbianchino di Braunau del secolo scorso. I tedeschi, che notoriamente non sono un esempio di elasticità mentale, si chiedono cosa diavolo saranno mai questi neonazisti che hanno come capo una lesbica che ha sposato una donna straniera e assai poco völkisch. Non bastava il mistero del comunismo più radicato in Europa, esemplificato dall’ossessiva Ddr del compagno Erich Honecker che nel 1979 baciava sì sulla bocca Leonid Brezhnev, ma senza alcun legame affettivo che non fosse la consonanza ideologica, per quanto subordinata.

Lì dove il comunismo era stato trapiantato sulle ceneri del nazismo e aveva attecchito trasformando uno Stato in una grigia prigione, il vento della libertà ha portato semi di nostalgia che secondo alcuni era pre-1989 (l’Ostalgia, appunto), e invece la temuta tornata elettorale asserisce adesso essere pre-1945. La mappa del voto ha infatti rispaccato in due la Germania e spacchettato davanti agli analisti che a Est tira forte un altro vento, che ora si intende arginare in ogni modo prima che dilaghi nel già malaticcio organismo dell’Ue.

Lo diceva Winston Churchill che la democrazia è la peggior forma di governo, eccettuate tutte le altre, e dovrebbero ricordarselo i tedeschi che con Weimar si diedero una costituzione modello, eppure ad Adolf Hitler nel 1933 consegnarono il potere attraverso le elezioni. Poi accadde quel che doveva accadere, perché anticipato nel 1923 col Mein Kampf. Il disastro del 1945 consegnò un pezzo di Germania alla Polonia per compensarla secondo i desideri di Stalin dei territori che lui stesso aveva annesso, cancellando pure la Prussia, e un altro pezzo abbondante all’Urss che l’aveva occupato nella corsa in concorrenza agli Alleati verso Berlino.

Il satellite più fedele dell’impero sovietico venne ribattezzato Ddr, la Gestapo divenne Stasi, i tradizionali elmetti del Terzo Reich M 1935 vennero addolciti nella forma ispirata a quelli sovietici (ridicolizzandoli), male uniformi rimasero le stesse, private solo dell’aquiletta nazista e della svastica. Da un sistema oppressivo all’altro, con la speranza di una fuga per chi poteva e chi ci riusciva rischiando la vita. La propaganda sostenne contro ogni logica che a Berlino il muro e le opere di difesa servivano a impedire l’arrivo in massa degli occidentali verso il Paradiso socialista, quando invece la direzione indicava chiaramente contro chi erano state costruite.
Oggi gli sbarramenti si fanno nelle segreterie dei partiti e con le alchimie di coalizione. A Lenin non tutti hanno davvero fatto «goodbye», ma nessuno intende dare il «Wilkommen» ad Adolf.

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