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Javier Milei in un grosso guaio: il caso della criptovaluta-patacca terremota l'Argentina

martedì 18 febbraio 2025

2' di lettura

Javier Milei ha chiesto di essere indagato: così prova a prendere per la corna il crollo di una criptovaluta che aveva sponsorizzato e che rischia di essere il primo grosso scivolone di un mandato che finora ha suscitato varie polemiche per il suo stile aggressivo, ma dal punto di vista economico aveva registrato risultati positivi.

Venerdì sera Milei aveva sorpreso il mondo delle monete virtuali con un messaggio su X in cui aveva scritto l’acronimo $LIBRA: un token che ha subito registrato un aumento esponenziale del suo prezzo, spostando svariati milioni, ma poi in breve sprofondato. Il bitcoin in questione aveva iniziato a funzionare quando il capo dello Stato aveva fatto il suo post sui social, generando un momentaneo scalpore seguito da incertezza e forti critiche.

«L’Argentina liberale sta crescendo!!! Questo progetto privato sarà dedicato a incoraggiare la crescita dell’economia argentina, finanziando piccole imprese e startup argentine. Il mondo vuole investire in Argentina», aveva scritto Milei. Ovviamente l’opposizione di sinistra si è inferocita. «Con la mano sul cuore, il Presidente ha appena ammesso di aver collaborato a una frode», ha accusato il deputato Esteban Paulón. Anche Maximiliano Ferraro, rappresentante della centrista Coalizione civica, ha sostenuto che Milei potrebbe aver violato la legge sull'etica pubblica e quella sugli enti finanziari. «Quanto accaduto potrebbe costituire i reati di riciclaggio di denaro, frode e/o truffa, che l'Unità di informazione finanziaria non può ignorare». «Qualche ora fa ho pubblicato un post, come tante altre innumerevoli volte, a sostegno di una presunta iniziativa privata con la quale ovviamente non ho alcun legame», ha risposto Milei. «Non ero a conoscenza dei dettagli del progetto e, dopo averne preso conoscenza, ho deciso di non continuare a diffondere la notizia (ecco perché ho cancellato il post)».

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Fedele al suo carattere, dopo la spiegazione, il presidente argentino si è rivolto ai suoi oppositori, alcuni dei quali chiedono unìindagine su questo caso: «ai topi sporchi della casta politica che vogliono approfittare di questa situazione per fare del male, voglio dire che ogni giorno confermano quanto siano vili i politici e aumenta la nostra convinzione di prenderli a calci nel sedere». Ma poi, appunto, ha disposto che si faccia una indagine per verificare se effettivamente abbia tenuto una condotta illegale.

L'ufficio del presidente argentino ha rilasciato una dichiarazione in cui chiarisce che il 19 ottobre Milei aveva tenuto un incontro con i rappresentanti di KIP Protocol, un'azienda Web3 che sviluppa infrastrutture di pagamento basate sull'intelligenza artificiale, e lì era stata informata dell'intenzione dell'azienda di sviluppare un progetto chiamato Viva la Libertad, che mirava a finanziare iniziative private in Argentina utilizzando la tecnologia blockchain.

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