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Basi Unifil colpite in Libano? Caschi blu indifesi: è l'Onu che li manda al massacro
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Quanto accaduto ieri in Libano non può essere annoverato tra i massimi successi diplomatici dello Stato ebraico. Sparare, come ha fatto Israele ieri, ai soldati della missione Unifil nel Paese dei cedri asserragliati nei loro bunker, non è una strategia che possa in qualche modo attirare le simpatie dell’Europa e ha fatto bene il nostro ministro della Difesa Guido Crosetto a convocare l’ambasciatore israeliano per chiedere spiegazioni. Peraltro nemmeno si può parlare di incidente visto che qualche ora prima del bombardamento contro la base UNP 1-31 sulla collina di Labbune, nella famosa zona cuscinetto, i militari dell'Idf avevano preso a fucilate alcuni componenti del sistema di videosorveglianza presso la stessa base, nonché il sistema di illuminazione e un ripetitore radio.
Detto questo tuttavia val la pena farsi delle domande sullo scopo della missione Unifil che langue tra Libano e Israele da ben 46 anni, seppur con diversi mandati e regole d’ingaggio, e impegna tuttora 1200 militari italiani. L’obiettivo originario ovviamente era quello di mantenere la pace tra i due Paesi creando una zona di sicurezza e disarmare nel contempo Hezbollah. (...)
"Inaccettabile, accordi disattesi. Cosa chiedo a Israele": spari su base italiana, l'affondo di Tajani
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La Postina con Zanellato diventa Dotta
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