Sarkozy a processo per i soldi di Gheddafi: accuse pesanti

di Mauro Zanondomenica 27 agosto 2023
Sarkozy a processo per i soldi di Gheddafi: accuse pesanti
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«Un presidente, un dittatore e un affare di Stato come non si era mai visto», commenta il giornale d’inchiesta Mediapart, che per primo, dodici anni fa, rivelò lo scandalo dei finanziamenti libici dell’ex rais Muammar Gheddafi alla campagna elettorale del 2007 di Nicolas Sarkozy: scandalo che rischia di travolgere l’ex presidente della Repubblica francese. In piena tournée promozionale del suo ultimo libro, Le temps des conquêtes, terzo tomo dei suoi mémoires, l’ex inquilino dell’Eliseo è stato raggiunto dalla giustizia: i giudici istruttori Aude Buresi e Virginie Tilmont, al termine di un’inchiesta mastodontica durata dieci anni, hanno chiesto giovedì il rinvio a giudizio per Sarkozy e altre dodici persone coinvolte nell’affaire libico, per «corruzione passiva», «finanziamento illegale della campagna elettorale», «occultamento di appropriazione indebita di fondi pubblici» e «associazione a delinquere finalizzata a commettere un’infrazione punita con dieci anni di prigione».

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L’ULTIMA GRANA

In un comunicato, la Procura nazionale finanziaria ha precisato che il processo avrà luogo «tra il 6 gennaio e il 10 aprile 2025 davanti alla 32esima camera del tribunale correzionale di Parigi». Per Sarkò si tratta dell’ennesima grana giudiziaria, che va ad aggiungersi alle recenti condanne: a tre anni di carcere, di cui uno da scontare con braccialetto elettronico, per «corruzione» e «traffico di influenze» nell’ambito dell’affaire Bismuth (lo scandalo delle intercettazioni con la scoperta della sua linea telefonica segreta a nome di Paul Bismuth e la promessa di un incarico prestigioso a un magistrato in cambio di informazioni coperte dal segreto istruttorio sul dossier Bettencourt) e a un anno di prigione nel dossier Bygmalion per «finanziamenti illegali della campagna elettorale» (quella del 2012). Contattato dal Monde, l’entourage di Sarkozy ha contestato le accuse dei magistrati parlando di «assenza di prove materiali» al termine dell’inchiesta.

Lo stesso Sarkò, dal pulpito del 20 heures di Tf1, il telegiornale della sera, si era difeso mercoledì dicendo che «non è stata trovata nessuna prova contro di me». I giudici istruttori, secondo quanto riportato dal Monde, hanno esplorato due filiere di finanziamento occulto per identificare la provenienza dei 250mila euro in contanti, non dichiarati dall’allora tesoriere della campagna elettorale del 2007 Éric Woerth, e conservati negli uffici del candidato Sarkozy al termine della campagna. La prima porta al sulfureo uomo d’affari franco-libanese Ziad Takieddine.

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LE VALIGETTE

Quest’ultimo ha affermato a più riprese di aver trasportato tra Tripoli e Parigi 5 milioni di euro in contanti all’interno di valigette tra la fine del 2006 e l’inizio del 2007, per consegnarli al ministro dell’Interno e futuro candidato gollista Sarkozy e a colui che all’epoca era il suo capo di gabinetto, Claude Guéant, soprannominato “il cardinale”. Per riunire e trasportare la somma, Takieddine aveva chiesto aiuto all’ex capo dell’intelligence militare libica Abdellah Senoussi, il quale, a sua volta, ha confermato ai magistrati francesi di aver incontrato a Tripoli nell’autunno del 2005 sia Brice Hortefeux, all’epoca ministro con delega agli Enti locali, che Guéant, per evocare le modalità di sostegno finanziario del regime libico a Sarkozy.

L’altro bonifico sospetto è di 440mila euro ed è stato effettuato nel febbraio del 2006 da una società di Takieddine sul conto alle Bahamas di Thierry Gaubert, ex collaboratore di Sarkozy quando quest’ultimo era sindaco di Neuilly-sur-Seine. L’altro nome al centro dell’inchiesta tentacolare è quello di Alexandre Djouhri, intermediario franco-algerino tra Parigi e Tripoli e “facilitatore di affari”, così viene definito, in Africa e in Medio oriente. I giudici istruttori sospettano che Djouhri abbia versato a Guéant una somma di 500mila euro grazie all’intermediazione di Bashir Saleh, ex capo di gabinetto di Gheddafi ed ex tesoriere del regime da capo del Fondo sovrano Lybian Africa Investment Portfolio. Djouhri, estradato in Francia dalle autorità britanniche, ha affermato che “Nicolas Sarkozy ha chiesto a Muammar Gheddafi di aiutarlo nella campagna” nell’ottobre del 2005. Sarkò potrebbe non ridere più.

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