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Borsa, al via i dazi di Donald Trump: giornata drammatica per Wall Street e Piazza Affari

venerdì 4 aprile 2025

2' di lettura

La Borsa di Milano sprofonda nuovamente e chiude la settimana azzerando i guadagni del 2025. Il Ftse Mib ha chiuso in calo del 6,53% a 34.649,22 punti, sui livelli dello scorso 6 gennaio, dopo che già ieri aveva perso il 3,6% sulla scia dell'annuncio dei dazi statunitensi imposti dall'amministrazione Trump. Quella di oggi non è la peggior seduta di sempre, record registrato con il -16,92% del 12 marzo 2020 nel pieno della crisi Covid, ma si avvicina al -6,8% del 3 marzo 2020 a ridosso dello stop mondiale causato dal coronavirus. Sorte non dissimile alle Borse europee, che chiudono con forti cali anche se inferiori alla maglia nera di Milano.

Francoforte perde il 5,09%, Parigi il 4,26%, Londra il 4,94% e Amsterdam il 4,12%, mentre fa peggio Madrid con -6,12%. Partenza in forte calo anche per Wall Street, con Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq che dopo metà seduta hanno sfiorato cali del 5% dopo che il presidente della Federal Reserve Jerome Powell ha affermato che "ci troviamo di fronte a una prospettiva altamente incerta con rischi elevati sia di disoccupazione più elevata che di inflazione più elevata" e che "mentre è altamente probabile che le tariffe generino almeno un aumento temporaneo dell'inflazione, è anche possibile che gli effetti possano essere più persistenti".

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Parlando a un evento ad Arlington, in Virginia, ha sottolineato che per la Fed è il caso di "attendere maggiore chiarezza prima di prendere in considerazione eventuali" ulteriori tagli dei tassi.A Piazza Affari con l'eccezione di Diasorin (+1,66%), i principali titoli del Ftse Mib hanno registrato forti perdite concentrate sui titoli bancari, assicurativi e del risparmio gestito: per Azimut (-12,6%), Leonardo (-12,41%), Monte Paschi Siena (-12,2%), Nexi (-11,47%), Unipol (-10,53%), Bper Banca (-10,49%), Mediobanca (-10,35%), Banca Popolare di Sondrio (-9,66%), Banca Mediolanum (-9,65%) e Unicredit (-9,58%). È tornato a salire anche lo spread tra Btp e Bund tedesco, dai 114 punti dell'apertura a una chiusura a quota 120 punti base ai livelli di gennaio. Secondo l'analista finanziario Pietro Calì "l'indice Ftse Mib è quello più bancarizzato e quindi la pressione sulle banche è quella che ha portato più al ribasso l'Italia, ma vale comunque per tutta Europa. E per gli Usa".

A LaPresse Calì ha spiegato che "il calo del Ftse Mib è però strettamente legato al mondo bancario" e che è "un momento in cui tenere i nervi molto saldi, ma io non penso che questa sia una flessione strutturale". Ha aggiunto che può "essere una fase temporanea, perché di liquidità sul mercato ce n'è molta".Due fattori principali secondo Calì pesano sul settore bancario: "Il primo è che molto probabilmente verranno riviste al ribasso le previsioni di crescita per l'economia", come ha fatto Bankitalia tagliando le stime di mezzo punto percentuale cumulativamente nel triennio 2025-2027 per effetto dell'annuncio dei dazi, ma senza tenere conto dei contro-dazi che potrebbe applicare l'Unione europea.

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Renzi rispolvera i vecchi tempi: "Come dieci anni fa, ecco la mia priorità"

"La cosa per me oggi fondamentale è quella che era dieci anni fa. La prima cosa che ho fatto è stata aumentare i salari con l'operazione degli 80€", le parole di Matteo Renzi in diretta su Twitch da Ivan Grieco. Poco prima su Sky, il leader di Italia Viva si è invece soffermato sul burrascoso divorzio da Carlo Calenda: "Noi abbiamo solo chiesto di sapere se si vuole stare nello stesso gruppo. Condividiamo il futuro, sì o no? Io domando a quelli di Azione 'volete stare nella lista insieme oppure no?'. Il primo punto per un futuro insieme è la lista alle europee. Secondo punto, vogliamo continuare gli attacchi personali? Se dobbiamo vivere un percorso insieme e io dalla mattina alla sera penso che tu sia un delinquente, un manigoldo, un mostro... Non si sta insieme": 

Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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