Dazi di Trump, panico in Borsa: apertura choc

Da Tokyo a Piazza Affari, reazioni pesanti dopo i dazi di Trump: da oggi si teme il peggio
giovedì 3 aprile 2025
Dazi di Trump, panico in Borsa: apertura choc
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Apertura in profondo rosso per le Borse europee, come si temeva fin dai minuti successivi all'annuncio di Donald Trump sui dazi sulle esportazioni verso gli Stati Uniti. L'Unione europea è stata colpita con dazi del 20%, la Gran Bretagna al 10%. Ma anche l'Asia ha subito misure pesanti, e i mercati dell'estremo oriente ne risentono in maniera evidente. 

Le prime avvisaglie nel Vecchio Continente sono arrivate dai future: quelli sull'EuroStoxx cedono il 2,12%, quelli sull'indice Ftse 100 lo 0,85% e i future sul dax di Francoforte perdono lo 0,4%, in linea con i listini asiatici e i future a Wall Street. Poi la conferma in Borsa: Piazza Affari perde il 2%, il Dax di Francoforte il 2,21%, il Cac 40 di Parigi il 2,19% e il Ftse 100 di Londra l'1,43%. Arretra notevolmente anche l'Aex di Amsterdam, a -1,8%. L'Ibex 35 di Madrid cede l'1,4 per cento. L'euro balza, arrivando a 1,098 dollari, mentre l'oro, bene rifugio per eccellenza, tocca nuovi record.

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Terremoto finanziario nelle Borse asiatiche: scivolano Tokyo (-2,8%) e Hong Kong (-1,6%). Sul fronte valutario lo yen giapponese sale sul dollaro a 147,17 e sul dollaro a 161,56. Seduta negativa anche per Shanghai (-0,3%), Shenzhen (-1,1%), Seul (-0,8%) e Mumbai (-0,2%). Crolla Hanoi (-6,7%), con il Vietnam colpito in maniera durissima dalla Casa Bianca.

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L'oro, come detto, ha raggiunto un massimo storico di 3.160 dollari l'oncia, mentre il petrolio, considerato un indicatore della crescita globale, è' crollato di oltre il 2%, portando i future sul Brent di riferimento sotto i 73 dollari al barile. I rendimenti dei Treasury decennali sono scesi di 14 punti base, attestandosi al minimo degli ultimi cinque mesi poco sopra al 4%, poiché gli investitori si preparano a un rallentamento della crescita negli Stati Uniti, mentre i future sui tassi di interesse stimano ora una maggiore probabilità di tagli del costo del denaro nei mesi a venire. "I dazi sono molto più elevati e globali di quanto ci aspettassimo", ha affermato Jeanette Gerratty, economista capo della società di consulenza patrimoniale Robertson Stephens. La formula varata ieri da Trump prescrive alla fine il 10% minimo su pressoché tutto l'import verso gli Stati Uniti e tariffe molto più elevate, doppie, triple, fino a sfiorare il 50%, per una sessantina di paesi considerati i più sleali nel commercio con gli Usa. Esentati dai nuovi dazi reciproci solo Canada e Messico, gia' soggetti ad annunciate tariffe del 25%. E' un duro colpo ai rapporti economici internazionali, che minaccia di scatenare un'escalation di guerre commerciali. "Prima si parlava di incertezza. Ma ora c'è chiarezza, e a nessuno piace quello che vede", commenta sempre Gerratty.