Pronti via: Trump ha inaugurato il “Liberation day” dei dazi e l’Unione europea è piombata in piena crisi isterica. La reazione delle cancellerie del Vecchio Continente è infantile e fuori dalla realtà, perché basta conoscere addizioni e sottrazioni per capire che il presidente degli Stati Uniti sta provando a riequilibrare una bilancia commerciale sfavorevole. La globalizzazione ha finito per mangiare i suoi figli, ha decimato la Fabbrica America e per questo Trump ieri parlava di “lavoro” e “fabbrica”, parole che evocano la fatica, la creatività, l’essere umano. Per la Casa Bianca il problema è di sopravvivenza, salvezza di un “uomo dimenticato” dell’America post-industriale. L’illusione di rimpiazzare i posti perduti con il boom del settore dei servizi è finita da tempo, per effetto dell’automazione e, in un domani accelerato, dell’esplosione dell’intelligenza artificiale. I dazi sono inutili? Per Trump non sono la soluzione, sono solo l’arma di un negoziato, egli cerca di strappare qualcosa alle altre potenze industriali.
Quanto alla presunta rivoluzione della politica americana, non c’è niente di nuovo, quando nel 1789 la Costituzione entra in vigore, il parlamento discute di dazi contro l’Inghilterra. Chi si scandalizza è un ignorante, non solo, è anche un inetto a cui non dare un soldo di fiducia, perché a una sfida risponde starnazzando come un’oca, senza proporre nulla. Chi dice che gli Stati Uniti hanno avuto grandi vantaggi dall’apertura del commercio dalla fine degli anni Novanta ad oggi, dimentica il fattore Cina, divenuta la vera fabbrica del mondo. Ci siamo suicidati dando a Confucio il capitale e la fabbrica.
Chi sostiene che le aziende hi-tech americane hanno avuto campo libero in Europa, ignora il dettaglio che noi non abbiamo creato nessun titano digitale alternativo alla Silicon Valley, perché abbiamo dimenticato arti e mestieri, il sapere profondo di Medioevo e Rinascimento, fino alla rivoluzione industriale e gli anni formidabili delle scoperte scientifiche del primo Novecento. Abbiamo creato chilometri di regole, una prigione burocratica, quella che Mario Draghi ha definito come un occulto sistema interno di dazi che frenano l’Unione europea. Puntare il dito contro Trump non servirà a niente, il problema e la soluzione siamo noi.
"La cosa per me oggi fondamentale è quella che era dieci anni fa. La prima cosa che ho fatto è stata aumentare i salari con l'operazione degli 80€", le parole di Matteo Renzi in diretta su Twitch da Ivan Grieco. Poco prima su Sky, il leader di Italia Viva si è invece soffermato sul burrascoso divorzio da Carlo Calenda: "Noi abbiamo solo chiesto di sapere se si vuole stare nello stesso gruppo. Condividiamo il futuro, sì o no? Io domando a quelli di Azione 'volete stare nella lista insieme oppure no?'. Il primo punto per un futuro insieme è la lista alle europee. Secondo punto, vogliamo continuare gli attacchi personali? Se dobbiamo vivere un percorso insieme e io dalla mattina alla sera penso che tu sia un delinquente, un manigoldo, un mostro... Non si sta insieme":
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
In conferenza stampa la premier Meloni parla di provvedimenti contenuti nel Dl Alluvioni approvato dal Cdm. "Sospensione dei termini relativi agli adempimenti tributari e contributivi fino al 31 agosto. Per i mutui fa fede il protocollo d'intesa tra governo e Abi per la sospensione in caso di eventi calamitosi", ha spiegato.