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Mario Draghi, Sallusti: "Buttato via il biglietto vincente. Ora il suo problema è Mattarella"
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Ci siamo giocati pure Mario Draghi, che è un po' come buttare nel cesso il biglietto vincente della lotteria. Non abbiamo mai pensato che questo suo governo, nato a palazzo per l'inconsistenza di altri palazzi, fosse un toccasana per la democrazia ma oggettivamente lo è stato per il Paese stante la mancanza di alternative credibili in un momento terribile. Tutta colpa di quel cancro che è il Movimento Cinque Stelle, un cancro che, passo dopo passo, metastasi dopo metastasi, ha sfibrato l'Italia facendo sponda con il Pd che è pienamente corresponsabile di questo disastro. Draghi quindi, di fronte alle follie grilline, si è dimesso: è stato di parola e ha dimostrato di avere le palle.
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Ma il presidente Mattarella non ci sta, pur di non sciogliere la legislatura a lui tanto cara e rimandare gli italiani alle urne, ha respinto le dimissioni e rimandato Draghi alle Camere per un ultimo tentativo di rappattumare la situazione. Se si tratti di un gioco delle parti o un braccio di ferro tra i due lo vedremo. Ma a questo punto c'è da chiedersi che senso abbia anche il solo provare a tenere in piedi il baraccone. Attenzione: io ho sperato che il governo Draghi arrivasse a fine corsa alla scadenza naturale del maggio prossimo.
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Ma un governo Draghi, non un bordello Draghi quale è e quale inevitabilmente continuerebbe ad essere l'esecutivo nel caso - improbabile - che i Cinque Stelle facendo l'ennesima giravolta si inginocchiassero sotto casa del premier con il capo cosparso di cenere pregandolo di restare. Non bisognava essere dei geni per immaginare che a furia di tirare la corda a un certo punto la corda si sarebbe spezzata. E allora è inutile che oggi la sinistra versi, con gli occhi di Enrico Letta, lacrime da coccodrillo.
È lui, non noi, che ha tenuto nell'ultimo anno e mezzo il piede in due scarpe, quella di Draghi e quella del suo killer Conte immaginando di essere molto furbo e ottenerne qualche vantaggio. Chissà che cosa farà Mario Draghi? Il suo problema, per uscire a testa alta da questa vicenda, non si chiama più Conte, bensì Mattarella. Non si può servire a oltranza uno Stato che, diciamolo in sincerità, con evidenza non vuole più essere - dico io stupidamente - servito da lui.
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La Postina con Zanellato diventa Dotta
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