Con un emozionante show da standing ovation Giorgio Armani ha chiuso la settimana della moda milanese. E lo ha fatto - in modo spettacolare e intimo allo stesso tempo - al teatro di via Bergognone, allestito per l’occasione come un club mewyorchese con i salottini che si snodano lungo la passerella. Dalla suggestiva atmosfera all’incantevole collezione per il prossimo autunno-inverno, tutto racconta la storia di Armani tra eleganza e leggerezza dei capi (autentiche opere d’arte). «Ogni collezione per me è il desiderio di trovare nuove prospettive, di offrire nuove letture di uno stile i cui contorni sono chiari e netti. Questa stagione ho pensato alle radici, immaginando abiti che prendono i colori della terra, dei minerali, di certi paesaggi arsi dal sole (in passerella 50 sfumature di marrone ndr) - spiega lo stilista -. Ho voluto immaginare una nuova armonia, perché penso sia quello di cui tutti abbiamo bisogno».
È un ritorno alle proprie radici e la riaffermazione di uno stile autentico che si evolve alimentandosi di se stesso ma ben ancorato alla realtà. È un racconto nel quale la purezza e il rigore delle linee si ammorbidiscono nelle scelte di materie gentili e dense al tatto come i velluti, i cashmere, le sete jacquard. Le radici dello stile Armani attingono a diverse culture, i cui temi ed elementi ritornano anche oggi, nelle forme semplici che richiamano l’Oriente - nei tagli delle giacche e nei pantaloni leggermente da odalisca, nelle tracolle che riprendono i tessuti degli abiti - ma anche il Sud, in una fantasia lieve senza tempo. Sono fluidi i tailleur pantalone di seta, i cappotti decostruiti e preziosi, le giacche dall’aplomb impeccabile, mentre le teste sono coperte da graziosi cappellini. Di sera, la creatività si abbandona a ricami brulicanti su abiti-tuniche impalpabili. Borse morbide, e scarpe o stivaletti bassi per passi leggeri ma decisi che comunicano un grande senso di sicurezza. Una collezione bellissima.