Gianni Alemanno, durissima lettera dal carcere: "Le mie condizioni, un messaggio alla politica"

venerdì 7 marzo 2025
Gianni Alemanno, durissima lettera dal carcere: "Le mie condizioni, un messaggio alla politica"
3' di lettura

Gianni Alemanno resta in carcere. L'ex ministro e sindaco di Roma era stato arrestato la notte del 31 dicembre scorso dopo la revoca dei servizi sociali. E ora deve scontare una condanna a un anno e 10 mesi per traffico di influenze. Proprio dalla cella di Rebibbia, Alemanno vuole mandare un messaggio "alla politica". Il motivo? Spiegare che "qui siamo al collasso". "Caro Direttore - è l'incipit della lettera inviata al Tempo assieme a Fabio Falbo -, ci rivolgiamo a Lei come detenuti che si trovano oggi a fare i conti con un pianeta carcerario collassato. Siamo due persone molto diverse: una da sempre impegnata in politica che si è trovata improvvisamente catapultata in questo mondo e l’altra che, vivendo da molto tempo in questa condizione, in carcere è riuscita a laurearsi in giurisprudenza e oggi lavora per assistere gli altri detenuti nella difesa dei propri diritti. Ci accomuna lo stupore e l’indignazione per una situazione carceraria insostenibile, contraria ai dettati costituzionali, che non viene neppure percepita nel dibattito pubblico italiano".

"Attualmente - è la denuncia - il populismo penale che condiziona ampie fasce di opinione pubblica ha come motto 'Buttiamo via la chiave', l’indifferenza politica raccoglie questo invito con l’altro detto 'Chiudiamoli in cella e dimentichiamoci di loro' con l’alibi della costruzione di nuove carceri che richiedono almeno altri vent'anni di lavoro. In realtà si confonde la necessità di tutelare la sicurezza del cittadino con l’inasprimento della condizione carceraria, non volendo comprendere che si tratta di due situazioni del tutto opposte: chi sta nel carcere è già stato colpito e messo in condizione di non nuocere, mentre coloro che minacciano la sicurezza pubblica sono delinquenti in libertà non raggiunti dall’azione penale, spesso perché tutelati dalle lobby del permissivismo progressista". 

Gianni Alemanno, nessuna pietà per l'ex sindaco: dovrà restare in cella per 1 anno e 10 mesi

Nessuna pietà per Gianni Alemanno: l'ex sindaco di Roma e volto noto della politica italiana, dovrà sc...

Il problema dunque è il "sovraffollamento", esasperato - a detta di Alemanno - da "norme sempre più severe, senza creare dei contrappesi nella gestione delle carceri". Non solo, aggiunge, "il carcere non può essere la discarica della società, ospitando persone con problemi psichiatrici o affette da dipendenze varie, perché il carcere non cura le dipendenze, che sono patologie croniche recidivanti, e tantomeno le malattie psichiatriche, per non parlare dell’abuso di psicofarmaci per sedare i detenuti". Finita qui? Niente affatto: "Ultimamente si assiste ad un incremento di persone ultrasettantenni detenute nelle patrie galere. Che riabilitazione può esserci su persone così anziane? La morte per vecchiaia di una persona detenuta rappresenta una grave sconfitta per uno Stato di diritto e infatti la sentenza 56/2021 della Corte costituzionale ha stabilito che i condannati che hanno più di settant'anni, se non recidivi, devono beneficiare della detenzione domiciliare. Invece nel nostro reparto ci sono nonnetti di quasi 90 anni...".

Da qui l'appello a Carlo Nordio: "Noi chiediamo al Ministro della Giustizia e a tutte le forze politiche l’apertura di un Tavolo di lavoro per ridurre il sovraffollamento carcerario e l’insostenibilità della condizione dei detenuti. Un Tavolo che coinvolga tutti i possibili attori di una riforma che non si limiti a rimanere sulla carta: non solo il mondo politico, ma anche la Polizia Penitenziaria, l’associazionismo sociale che opera nelle carceri e le rappresentanze della Magistratura e dell’Avvocatura italiana. Un organismo che promuova delle ispezioni all’interno delle carceri per verificare direttamente la situazione che noi stiamo qui denunciando".