Complottisti

"Il Papa è già morto e non ce lo dicono": il delirio dei complottisti

Marco Patricelli

Certo, certissimo, anzi improbabile. Tanto c’è sempre chi giura e spergiura di saperla lunga, che le cose non stanno affatto come si dice, che Papa Francesco di lassù – ma non al decimo piano del Policlinico Gemelli – sorride serafico sulle ambasce degli uomini e della loro propensione a ricamare, ingigantire, rivelare i segreti. Soprattutto quelli più segreti degli altri, inconfessabili, sussurrati all’orecchio da un amico fidatissimo che sa quello che non si può dire, suggellato dalla consegna del silenzio, da non riferire a nessuno.

Che è poi quello che tutti raccomandano, liberandosi così la coscienza per aver trasgredito. Secondo i social esisterebbe un complotto in terra per nascondere la notizia più ferale per il mondo cristiano raccolto in preghiera per la sua guida spirituale. La calunnia è un venticello che si disperde in refoli, si insinua nei gangli del web, lievita, si gonfia, e riparte con ulteriore forza. Ci sarebbero motivi ponderabili e imponderabili a supporto della consegna assoluta sulla notizia della dipartita, che secondo alcuni risalirebbe al 15 febbraio (17 per i meno catastrofisti dei social), col bollino di validazione di un cognato in servizio al Gemelli, una fidanzata infermiera precaria, il padrino di cresima di un nipote con agganci nei servizi segreti, e anche un propinquo emigrato in Svizzera che tenne a battesimo il figlio di un amico in servizio nella Guardia vaticana che l’ha sentito da un cardinale imparentato con un bis-cugino di Pescara (per ricordare anche il ragionier Fantozzi).

Complotto internazionale in atto, ovviamente scattato da giorni per motivi di Stato e di opportunità: non è il momento giusto, perché c’è una pace da fare tra gli ortodossi Putin e Zelensky, e un’altra tra i musulmani palestinesi e gli ebrei. Oddio, forse non è proprio la spiegazione migliore per i cattolici, ma di fronte alle più strampalate teorie anche questa ci sta bene. Perché turbare la colomba bianca col ramoscello d’ulivo nel becco, che già di suo non sa dove volare prima? E poi, il Giubileo che è e che verrà, festa dell’anima e della redenzione, che festa sarebbe con un evento infausto come quello all’ombra del Cupolone? Di qui la necessità di soffocare, manipolare, addomesticare, acquetare. Una volta questo modo di operare era tipico dell’Unione Sovietica, dove verità, trasparenza e informazione erano del tutto utopia. Il giornale delle menzogne di regime si chiamava Pravda, ovvero verità, e per sentir nominare la glasnost, trasparenza, si dovette attendere l’avvento di Gorbacëv, e non gli portò un granché fortuna. Prima di lui erano diventati proverbiali i raffreddori che celavano al popolo polmoniti fulminanti o malattie incurabili, e possibilismo cauto su una ipotetica dipartita quando una stella rossa della nomenklatura si era già spenta e aveva tolto il disturbo.

Il palco d’onore del Cremlino, con i reduci della gloriosa rivoluzione d’ottobre, a fine millennio lasciava fiorire in occidente barzellette e freddure, nell’osservare sul palco delle autorità sovietiche i membri del Partito che parevano scongelati giusto per reggere il tempo della parata militare, oppure mummificati e immobili nell’inconsapevolezza della senescenza. Ma quello oltre la cortina di ferro era davvero un altro mondo, dove Dio non esisteva e il Paradiso era sulla terra, ovviamente dove splendeva il Sol dell’avvenire e la religione era una bestemmia. E a chi provava a fare una battuta o ad azzardare una satira sottovoce, la voglia di ridere odi sorridere veniva fatta passare all’istante, non solo in riva alla Moscova. Sul lungotevere e al di là del Tevere, dove l’irriverenza per il potere ha una consolidata tradizione, si è passati dall’acre eleganza in versi di Pasquino e di Trilussa, alle più astruse teorie complottiste attorno al Papa. Magari per dire un giorno, sperabilmente lontano, il classico «io ve l’avevo detto». Un giochetto macabro di distrazione di massa. Dopo aver visto piazza San Pietro deserta ai tempi del covid, che vuoi che sia assistere qualche svolazzamento di uccelli migratori del malaugurio. Migrano in cerca di becchime di qua e di là, abbeverandosi ai rigagnoli dei “si dice” e del “pare che”. La rivelazione cristiana è una cosa, le rivelazioni dei cristiani un’altra. Misteri della fede.