L'ora della speranza
Papa Francesco, "spes contra spem": cosa significano le drammatiche parole di don Corrao
«Spes contra spem». Don Nunzio Corrao, il cappellano del Gemelli indica ai cristiani la via per “aiutare” Papa Francesco in queste ore di sofferenza. «È l’ora della speranza contro ogni speranza», dice il sacerdote mentre si sta svolgendo una speciale adorazione eucaristica nella Cappella “S. Giuseppe Moscati” del Policlinico di Roma dedicata proprio al Santo Padre. «In questo momento vorrei che chiedessimo la stessa fede di Abramo, la spes contra spem», spiega don Nunzio facendo riferimento al capitolo quindicesimo della Genesi dove per la prima volta appare anche il verbo “credere”.
La Bibbia racconta infatti che Abramo, invitato da Dio a uscire dalla sua tenda durante la notte per riascoltare la promessa di un figlio, ha avuto il coraggio di credere alla promessa divina ed è stato premiato. Abramo «credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia», si legge nelle Sacre Scritture che Paolo riprende per scrivere una Lettera ai Romani nella quale li esorta a una fede e a una speranza che si ergono contro ogni logica umana sottolineando come sperare non sia solo un sentimento bensì una vera e propria virtù: una disposizione d’animo orientata al bene, un assetto fondamentale della volontà umana e una dotazione naturale, universale per l’essere. Il messaggio di don Nunzio non fa altro che ribadire la centralità per Papa Francesco della speranza, una virtù da coltivare e lavorare giorno per giorno.
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Non è un caso che venga citata la lettera ai Romani in cui compare anche un’altra espressione paolina da cui viene il titolo della Bolla di indizione del Giubileo dell’anno 2025, e cioè «Spes non confundit». Tutte e due queste espressioni ci guidano al cuore della rivelazione biblica, e in special modo ad Abramo, il primo credente, per riflettere sulla natura della speranza cristiana che è strettamente collegata alla fede. Abramo, possiamo dire, spera non perché sa di poter fare qualcosa, ma perché confida in quello che Dio può fare. Per questo, Abramo può sperare: perché crede in Dio.
Dunque, per il bene di Francesco, il cappellano del Gemelli invita tutti a credere e a sperare. Anche ai non cristiani che in apprensione per la vita del Santo Padre. Walter Benjamin, ad esempio, riprendendo il concetto di matrice paolina, affermava che «solo per chi è senza speranza ci è data la speranza»; Goethe giudicava la speranza come qualcosa di essenziale, un elemento indefinito ma imprescindibile per la vita e il destino dell’uomo. Essa ci spinge in avanti, verso un futuro incerto, animata da uno spirito di fiducia e intuizione.
In questo senso la frase spes contra spem venne spesso usata dall’illuminato sindaco di Firenze Giorgio la Pira per sottolineare il proprio atteggiamento propositivo di fronte a chi dubitava o voleva contrapporgli la crudezza delle circostanze reali. Adottò la frase come motto, simbolo dell’idea audace di chi sa «osare l’inosabile». E ancora: il fondatore del Partito Radicale, Marco Pannella, ha utilizzato questa frase latina nella sua ultima lettera inviata a papa Francesco il 22 aprile 2016. Fu sempre lui ad avere l’intuizione di Spes contra Spem, interpretando il testo paolino per farsi carnalmente – attraverso il corpo resistente opposto al potere – Speranza viva, Soggetto, contro ogni “cosa” meramente “sperata” e oggettivizzata nel sogno e nella rassegnazione.
In questi giorni in cui il senso di smarrimento e la paura sembrano prevalere, spes contra spem offre ai credenti una prospettiva radicalmente diversa: è un invito a superare la dialettica dell’impossibile, a ritrovare la vita vera attraverso la consapevolezza che la speranza è una virtù da coltivare quotidianamente. Come ci ricordano le parole di Abramo, l’esortazione di Paolo e i pensieri di Goethe e Benjamin, la speranza è quella forza che ci spinge verso un domani illuminato dalla grazia, un domani in cui, nonostante tutto, continuiamo a sperare nell’aiuto di Dio.
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