Dazi, il "no" della Cina a Trump. E anche Musk critica il presidente

giovedì 27 marzo 2025
Dazi, il "no" della Cina a Trump. E anche Musk critica il presidente
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E ora sono dazi amari. Un po' per tutti. Donald Trump compreso. Nella serata di mercoledì 26 marzo, infatti, il presidente degli Stati Uniti ha confermato a partire dal 2 aprile il balzello pari al 25% per le auto estere importate negli States. Ma non solo: il pacchetto di dazi al via tra pochissimi giorni, infatti, riguarderà una nutrita molteplicità di prodotti.

Colpita, ovviamente, anche la Cina, con la quale Trump stava trattando. Ma la trattativa è fallita: si apprende infatti che Pechino ha respinto l'offerta del tycoon, ossia uno "sconto" sui dazi in cambio dell'accordo su TikTok, che porterebbe ByteDance a cedere la controllata statunitense di TikTok. "Per quanto riguarda la questione TikTok, la Cina ha ripetutamente affermato la sua posizione. E anche la posizione della Cina contro l'imposizione di Dazi aggiuntivi è coerente e chiara", ha affermato Guo Jiakun, portavoce del ministero degli Affari Esteri cinese. "La Cina dovrà avere un ruolo nell'approvare la cessione di TikTok - aveva detto alla vigilia Trump in conferenza stampa -, forse concederò loro una piccola riduzione dei Dazi o qualcosa del genere per concludere l'accordo. TikTok è importante, ma ogni punto percentuale di dazi vale di più", aveva rimarcato il presidente.

Ma non è tutto. Tornando nel dettaglio al settore automobilistico, ecco anche fioccare le sostanziali critiche di Elon Musk, sostanziale braccio destro del presidente. Secondo mister Doge, i dazi doganali aggiuntivi sulle automobili annunciati da Trump avranno un effetto "significativo" sui costi di produzione delle Tesla, ha avvertito mercoledì Elon Musk. "Per essere chiari, ciò influirà sul prezzo dei pezzi di ricambio per le auto Tesla che provengono da altri paesi. L'effetto sui costi non è trascurabile", ha concluso Musk.

Infine, le conseguenze in Borsa. Oggi, giovedì 27 marzo, l'apertura di Piazza Affari è stata profondamente negativa, trascinata al ribasso dai titoli del settore auto. Riflettori puntati in particolare su Stellantis: dopo aver chiuso in netto calo a Wall Street, il titolo scivola in apertura di contrattazioni anche a Milano, con un rosso superiore ai 4 punti percentuali.