L'impegno

Obesità, una sfida sanitaria ed economica per il futuro dell'Italia

L’obesità è una delle sfide sanitarie più urgenti del nostro tempo, con effetti devastanti sulla salute pubblica e un impatto economico crescente. Il fenomeno riguarda tutte le fasce d’età, ma è particolarmente allarmante nei bambini e negli adolescenti, poiché il peso eccessivo acquisito nei primi anni di vita spesso si trascina fino all’età adulta, predisponendo a malattie croniche come il diabete di tipo 2, le patologie cardiovascolari e alcuni tipi di tumore. L’Italia, pur vantando una tradizione alimentare legata alla Dieta Mediterranea, si trova tristemente ai primi posti in Europa per l’obesità infantile, con dati preoccupanti che rivelano come quasi un bambino su tre sia in sovrappeso o obeso. Le cause di questa epidemia sono molteplici e comprendono fattori genetici, ambientali, sociali e culturali. La sedentarietà, favorita dall’uso eccessivo di dispositivi elettronici e dalla riduzione del gioco all’aria aperta, si somma a una dieta spesso sbilanciata, caratterizzata dall’eccessivo consumo di cibi ultraprocessati, zuccherati e poveri di nutrienti essenziali, ma anche di quantità eccessive di cibi ricchi di amidi e di troppe proteine.. A questo si aggiunge la scarsa consapevolezza di molte famiglie riguardo l’importanza di una corretta alimentazione e di uno stile di vita attivo, un problema che si manifesta già nei primi anni di vita dei bambini, quando le abitudini alimentari iniziano a formarsi e a consolidarsi. 

Un altro elemento cruciale è rappresentato dalla crescente incidenza dell’obesità come condizione multifattoriale, che non dipende solo dall’introito calorico ma coinvolge anche processi metabolici, infiammatori ed endocrini che predispongono all’accumulo di grasso e alle sue conseguenze patologiche. L’obesità è infatti una malattia sistemica, che altera il funzionamento dell’intero organismo, contribuendo a uno stato di infiammazione cronica e aumentando il rischio di sviluppare disturbi metabolici, cardiovascolari e persino neurologici. L’impatto economico della malattia è altrettanto allarmante: in Italia, il sovrappeso e l’obesità rappresentano il 9% della spesa sanitaria complessiva e determinano un costo pro capite aggiuntivo per i cittadini, sia in termini di spese mediche dirette che di ridotta produttività a causa delle malattie correlate. Se non si interviene tempestivamente con strategie mirate, il costo economico e sociale dell’obesità continuerà a crescere in modo esponenziale, rendendo insostenibile il sistema sanitario nazionale. Un aspetto spesso sottovalutato è l’impatto psicologico dell’obesità infantile e adolescenziale. I bambini in sovrappeso sono più esposti al rischio di sviluppare disturbi dell’autostima, ansia e depressione. Lo stigma sociale legato al peso, amplificato dai modelli estetici imposti dai media e dai social network, contribuisce a un senso di inadeguatezza e isolamento che può portare a comportamenti alimentari disfunzionali e a una maggiore difficoltà nel gestire il proprio peso nel tempo. Il circolo vizioso tra alimentazione scorretta, sedentarietà e disagio psicologico rende ancora più complesso l’intervento terapeutico, che deve necessariamente essere multidisciplinare e personalizzato. In questo contesto, il ruolo della prevenzione diventa fondamentale. 

Educare i bambini fin dai primi anni di vita a un’alimentazione equilibrata e alla pratica regolare dell’attività fisica è essenziale per contrastare il fenomeno. Iniziative come programmi scolastici di educazione alimentare, campagne di sensibilizzazione rivolte alle famiglie e progetti comunitari per promuovere uno stile di vita sano possono fare la differenza nel ridurre i tassi di obesità nei più giovani. Tuttavia, perché la prevenzione sia efficace, è necessario un impegno coordinato tra istituzioni, scuole, famiglie e operatori sanitari, affinché il messaggio sulla corretta alimentazione e sull’importanza del movimento fisico diventi parte integrante della cultura quotidiana. Anche il settore della sanità pubblica deve rivedere le proprie strategie di intervento, investendo maggiormente nella formazione di specialisti in nutrizione e promuovendo un approccio basato sulla medicina di precisione, che tenga conto delle caratteristiche individuali di ciascun paziente per personalizzare le strategie di trattamento. Studi recenti hanno infatti dimostrato che l’obesità non è un fenomeno uniforme, ma si presenta con diverse varianti metaboliche che richiedono approcci terapeutici differenziati. L’uso della nutrigenomica e della nutrigenetica, che studiano l’interazione tra alimentazione e DNA, rappresenta una delle strade più promettenti per sviluppare strategie di prevenzione e cura sempre più efficaci. Anche la tecnologia può giocare un ruolo chiave nella lotta all’obesità, con l’uso di applicazioni digitali e dispositivi indossabili per monitorare l’attività fisica e l’alimentazione, fornendo feedback personalizzati per aiutare le persone a raggiungere e mantenere un peso sano. Ma al di là degli interventi medici e tecnologici, la vera sfida è culturale. 

Occorre promuovere un cambiamento radicale nelle abitudini alimentari e nello stile di vita della popolazione, superando la tendenza a considerare il cibo come una semplice fonte di gratificazione emotiva e insegnando a valorizzarlo come strumento di salute e benessere. Serve un nuovo modello educativo che metta al centro il concetto di sana longevità, non solo come obiettivo individuale ma come valore sociale condiviso. La Fondazione Valter Longo, attraverso il suo manifesto per un’Italia senza obesità, propone una serie di strategie per affrontare il problema in modo concreto e sistematico, con un piano che include l’educazione alimentare nelle scuole, il coinvolgimento delle comunità locali e il supporto di specialisti della nutrizione e della salute mentale per garantire un approccio integrato alla prevenzione e alla cura dell’obesità. Solo attraverso un’azione collettiva e mirata sarà possibile invertire la tendenza attuale e costruire un futuro in cui il sovrappeso e l’obesità non siano più una condanna per milioni di bambini e adulti.

Autrice dell'articolo Orchidea Colonna 
Orchideacolonna@yahoo.com